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mercoledì 10 febbraio 2016

I VALDESI: LA LORO STORIA

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Chiesa Evangelica Valdese
Aosta
Tempio Valdese
Via Croix de Ville, 11

















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martedì 5 agosto 2014

Memoria di Willy Jervis


A 70 anni dalla morte di 
Willy Jervis
di Samuele Revel e Sara Tourn

Il 5 agosto del 1944 veniva impiccato nella piazza principale di Villar Pellice (To), che oggi porta il suo nome, Willy Jervis, ingegnere meccanico della Olivetti che ebbe un ruolo chiave nella Resistenza nelle valli valdesi come membro del Partito d’Azione figura di collegamento fra i vari nuclei partigiani. A settant’anni da quei fatti, diverse iniziative sono state organizzate per ricordarne la figura. Il 5 agosto alle ore 21 Assemblea Teatro presenta in quella stessa piazza lo spettacolo a ingresso gratuito «Louis Chabas detto “Lulù”, Gino Bartali “Il Campione”, e Guglielmo Jervis detto “Willy”, tre storie di Resistenza».
Uno spettacolo basato su testi di Gian Paolo Ormezzano e Pino Cacucci adattati da Renzo Sicco. Gli interpreti sono Luca Occelli, Andrea Castellini, Valeria Benigni, con la partecipazione di Andrea Fardella e Valeria Tron, e molte voci fuori campo. La regia è di Lino Spadaro e Renzo Sicco. Vengono affiancate tre figure molto diverse fra loro, ma collegate da un comune impegno nella Resistenza. Dal grande campione del ciclismo, che nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni” per il suo impegno che salvò dalla deportazione molte famiglie di ebrei; al partigiano Luis Chabas, francese, che sulle colline del cuneese diventò quasi un personaggio leggendario. A Jervis, che morendo lasciava scritto “Non chiamatemi povero, muoio per aver servito un’idea”.

la Claudiana ha ripubblicato il libro di Lorenzo Tibaldo «Willy Jervis. Una vita per la libertà». Pubblicato nel 2005 con il titolo «Quando suonò la campana. Willy Jervis (1901-1944)» viene ripubblicato con la modifica del titolo.



mercoledì 25 giugno 2014

Memoria di Libertà


venerdì 27 giugno 2014 alle ore 18
nell’ambito del 70° anniversario della Resistenza, della Liberazione 
e dell’Autonomia
si svolgerà la conferenza dal titolo:
Il contributo della Chiesa Valdese
alla Resistenza valdostana
che si svolgerà 
nel Salone ducale dell’Hôtel de Ville ad Aosta.
organizzato da: 
Chiesa Evangelica Valdese di Aosta, Consiglio Valle, dalla sezione valdostana dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), con il patrocinio del Comune di Aosta.



Con interventi di rappresentanti delle istituzioni locali e dell'ANPI,
interverranno la pastora valdese emerita prof.ssa Giovanna Pons 
e Leo Sandro Di Tommaso ricercatore e presidente del Consiglio di Chiesa della comunità valdese di Aosta

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Giovanna Pons
Laureata in Fisica all’università di Torino e in Teologia alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma, ha insegnato Matematica e Fisica nelle scuole Medie Superiori. Insegnante ad Aosta nella Scuola Media, all’Istituto Tecnico, al Liceo Scientifico.
Ha lavorato come assistente della Chiesa Luterana per gli emigrati italiani di Monaco di Baviera. È stata Pastore della Chiesa Evangelica di Lingua Italiana del Cantone di Zurigo e della Chiesa Valdese di Siena. È stata membro del Comitato della Casa Editrice Claudiana, del Consiglio della Facoltà Valdese di Teologia, della Commissione Bioetica istituita dalla Tavola Valdese.
È autrice, insieme a Elena Bein Ricco, di Conoscenza scientifica e fede. Incontri e scontri tra saperi del nostro tempo, Claudiana, Torino 1988. Ha pubblicato Progresso scientifico e bioetica, Claudiana, Torino 1999 e La luce buona e la luce vera. Sermoni e interventi, Trauben Ed., Torino 2012, oltre a saggi ed articoli in vari libri e riviste, in particolare in “Bollettino della Società di Studi Valdesi”, Una Testimonianza sulla Chiesa Evangelica di lingua italiana di Zurigo, ANNO CXXX, Claudiana, giugno 2013.


Leo Sandro Di Tommaso
autore della pubblicazione
Valdesi in Valle D'Aosta
Percorsi religiosi e culturali di una minoranza religiosa
radicata nel territorio
(1848-1950, 1951-2001) 
Preambolo di Ruggero Marchetti 
Prefazione di Giorgio Tourn,    Le Château Edizioni, Aosta, 2002.



domenica 9 febbraio 2014

Valdesi per la Libertà

- Domenica 16 febbraio 2014
ore 10.30
Culto Evangelico ad Aosta
Via Croix de Ville, 11.
Predicazione a cura del pastore valdese Giorgio BOUCHARD


- Domenica 16 febbraio 2014
ritrovo a Tor de Pot ore 18.30
per un momento comunitario
a seguire il falò della Libertà


Tor de Pot (Valle d'Aosta)
la Comunità Valdese valdostana festeggia:
ritrovarsi attorno a un falò 
 per fare Memoria di Libertà, 
per un futuro di libertà, per un presente più laico, più libero per TUTTI
per ringraziare dell'Evangelo






venerdì 15 novembre 2013

venerdì 19 luglio 2013

dal settimanale Riforma











CITTÀ SOPRA IL MONTE

Chiesa evangelica valdese di Aosta e Courmayeur

Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta...(Matteo: 5,14)

a cura di Lucilla Tron - Ufficio promozione di Riforma

Aosta  Solidità teologica e «nuovi media» 

Lucilla Tron 
Nel preambolo
al libro Valdesi in Valle d’Aosta*,
il pastore Ruggero Marchetti scriveva: «Perché è proprio la storia di tante persone molto diverse
tra loro […] che hanno però formato un solo corpo, il corpo della loro piccola chiesa, sempre minoritaria, sovente contrastata ed emarginata, ma sempre in grado di andare avanti, di rendere la sua testimonianza di servizio e di fede alla Parola. Tutto questo è certo frutto d’impegno, d’intelligenza, di cultura teologica e di cultura tout court […], ma è soprattutto un prodotto del cuore... il frutto dell’amore verso Dio e verso gli altri – soprattutto dell’amore che ha unito e reso “una cosa sola”, nel correre del tempo, i diversi membri dell’unica chiesa d’Aosta, Courmayeur, Viéring, La Salle, dall’Ottocento a oggi».

Nel 2000 ricorreva il centenario della costruzione della chiesa valdese di Aosta, frutto di un’opera di evangelizzazione nell’intera valle iniziata dopo l’editto albertino del 1848. 
Leo Sandro Di Tommaso, attuale presidente del Consiglio di chiesa, è autore del libro sopra citato, nel quale presenta con competenza e passione questa storia che attinge a una ricca documentazione.
         Sua è anche l’ampia intervista, che pubblichiamo all’indirizzo www.riforma.it, nella quale ci parla
della vita della chiesa ai giorni nostri.
Nel percorrere questa documentazione, sembra di capire quali sono gli strumenti che, nel corso del tempo,
questa piccola realtà ha scelto per la propria edificazione e per la testimonianza.
In primo luogo un grande radicamento nell’amore per la teologia e la cultura. 

   I pastori Giovanni Miegge e Vittorio Subilia, con il loro stimato lascito teologico, continuano a essere un riferimento. Attualmente si organizza un «Corso mensile di Teologia fondamentale» con l’ausilio di una circolare, Essere Teologi, distribuita per e-mail agli interessati. Iniziative culturali come il trascorso progetto di servizio civile regionale «Porte aperte alla Città» realizzato in collaborazione con la Commissione
sinodale per la Diaconia, propongono anche per l’estate 2013 cicli di conferenze che si svolgeranno in diverse località valdostane. In secondo luogo vi è una consapevole
apertura all’ecumenismo. Qui troviamo un’attiva partecipazione al gruppo interreligioso «Insieme per la pace», incontri regolari con comunità cattoliche, qualche culto in comune con la chiesa brasiliana pentecostale che viene ospitata presso il tempio di Aosta, e la costruzione di molte altre situazioni di dialogo.
Infine troviamo un grande rispetto e una grande considerazione per la storia della chiesa e della valle d’Aosta.

Sono in cantiere il riordino della documentazione storica conservata presso la chiesa di Aosta e si sta valutando l’utilizzo del tempio di Courmayeur come Museo di storia valdese e del Protestantesimo, oltre
che come luogo di culto.
Data la posizione geografica, altri contatti importanti esistono con la comunità italiana di Ginevra, che da circa trent’anni condivide una stessa cura pastorale. Si aggiungono gli incontri che si svolgono ogni due anni con le chiese protestanti di Chamonix e Martigny nell’ambito del Triangle de l’amitié
(incontri tra città e chiese francesi,
svizzere e italiane). Maurizio Abbà, attualmente
pastore di Aosta, Courmayeur e Ginevra, ha realizzato alcuni
strumenti moderni a supporto della testimonianza evangelica. 
I blog
oltre a notizie e informazioni diffondono i testi dei sermoni, preghiere e recensioni di libri. 
Ogni settimana un sermone curato dalla chiesa valdese viene trasmesso da www.bobine.tv 
e ripetuto su YouTube. Un altro strumento molto interessante è La Lumière, 
un foglio liturgico-teologico utilizzato per la predicazione e spedito per e-mail su richiesta.
Prendere un po’ di tempo per leggere la presentazione, visitare i blog leggere il libro di storia fa crescere l’interesse, la vicinanza e l’affetto per la chiesa valdese di tutta la Valle d’Aosta.



* Leo Sandro Di Tommaso, Valdesi in Valle d’Aosta, 
Aosta, Le Château Edizioni, 2002.




tratto dal settimanale Riforma n. 28 - 19 luglio 2013, p. 11

martedì 19 febbraio 2013

Per la Libertà di TUTTI


A Tor de Pot (Valle d'Aosta)
La Comunità Valdese valdostana ha festeggiato il XVII febbraio:
ritrovarsi attorno a un falò con Canti e una Meditazione Biblica
 per fare Memoria di Libertà, 
per un futuro di libertà, per un presente più laico, più libero per TUTTI





mercoledì 26 settembre 2012

Per una Chiesa che si nutre della Parola di Dio


Aosta Carlo Monaja: le chiese in cammino verso Cristo, al centro del «cerchio»
                    Carlo Monaja
                                                                       
Leo Sandro Di Tommaso
********************************
Il 2 agosto abbiamo dato l’arrivederci,
annunciando la Risurrezione per bocca
del pastore Maurizio Abbà, al fratello
Carlo Monaja, predicatore locale,
più volte presidente del Consiglio di
chiesa, colonna della chiesa valdese di Aosta,
memoria storica vivente di quasi un secolo
di vita della comunità. Parlerò di lui anche
con frasi virgolettate, tratte da un’intervista
(cfr. Valdesi in Valle d’Aosta, Ed. Le
Château, 2002, pp. 374-378), leggendo i
punti salienti di una vita esemplare e accennando,
per motivi editoriali, ad altri anche
importanti (l’artista, l’artigiano, di consigliere
comunale).
Carlo nacque a Ginevra nel 1914 da famiglia
di origine italiana ed evangelica, trasferitasi
nel 1923 in Valle d’Aosta. Giovanni
Miegge più di ogni altro formò Carlo «per la
sua fede profonda, la sua vita di credente, la
profonda e vasta preparazione teologica».
Inoltre fu Miegge a «lanciare un nuovo rapporto
con la città», sebbene «in un momento
in cui fortissima era l’opposizione del clero
cattolico. Non si può non ricordare che,
mentre egli teneva la conferenza sostitutiva
di quella programmata di Ernesto Buonaiuti,
il tempio valdese veniva preso a sassate»:
fatto che «riassume l’azione incisiva che
Miegge tentò in quegli anni». Come giovane
membro di Chiesa, Carlo si ritrovò «in un
bel gruppo» sorretto da Miegge che ebbe fiducia
in loro, formandoli alla predicazione e
inviando Carlo a predicare. Poi venne Vittorio
Subilia che rimase dieci anni «e che anni!
», favorevoli al dialogo: «non tralasciava
occasione per essere presente. Tutti aspettavano
i suoi interventi per avere una chiarezza
di vedute alla luce della Parola».
Carlo Monaja ha avuto modo di approfondire
lo spirito ecumenico con Vittorio Subilia
e con Willem Adolph Visser’t Hooft, segretario
generale del Consiglio ecumenico delle
Chiese (1938-1966). «Il pastore Subilia, che
aveva maggiore apertura verso il mondo laico
che verso i cattolici, in seguito cambiò posizione,
arrivando a quella del sermone La tentazione
dell’unità». Visser’t Hooft «fu fondamentale
nell’orientare la nostra Chiesa e lo
stesso Subilia verso l’ecumenismo». L’immagine
del cerchio al cui centro si trova Gesù
Cristo e intorno le chiese che camminano
verso di lui, che Carlo ripeteva, non era sua:
«fu proprio lui [Visser’t Hooft, ndr] a usarla:
un giorno che camminavamo in mezzo a un
bosco, si fermò e disse quelle parole che illustrano
magnificamente il cammino per l’unità
». E da qui partiva per ricostruire il percorso
con la Chiesa romana locale. Conobbe anche
Oscar Cullmann che, come Visser’t Hooft,
era amico di Subilia e frequentava la Valle.
Del periodo della Resistenza abbiamo testimonianza
nel volume Avere vent’anni nel
1943 (a cura dell’Istituto storico della Resistenza):
Carlo, partigiano, indica le radici
del suo antifascismo nella sua formazione:
«Io sono protestante e noi sappiamo che la
Riforma protestante del XVI secolo è stata
una culla di democrazia in Europa». Dopo la
Liberazione l’ex partigiano Carlo fu consigliere
comunale e piccolo imprenditore artigiano;
fu anche pittore e animatore dell’Associazione
degli artisti valdostani. Sulla crisi
della chiesa, in particolare sui giovani, diceva
che, nonostante tutto, occorresse perseverare
nella fede, testimoniare, pregare: «i
giovani non sono del tutto assenti: si vedono
ogni tanto, vogliono bene alla Chiesa, alcuni
partecipano alla sua vita. Forse un giorno
Dio ci esaudirà e i giovani, riflettendo sulla
fede dei loro genitori, prenderanno coscienza
e torneranno. È l’augurio che rivolgo alla
mia Chiesa. E gliene rivolgo un altro: che si
nutra sempre della Parola, cercando in essa
luce per il suo cammino».
Veramente il fratello Carlo Monaja è il
giusto cantato dal Salmo 92: fiorito come
palma, cresciuto come cedro del Libano,
piantato nella casa del Signore, ha portato
frutto anche nella vecchiaia, rimanendo fino
a quasi 98 anni pieno di vigore, pronto sempre
ad annunciare che il Signore era la sua rocca, è la nostra rocca.



tratto da: Riforma n. 37, 2012, ANNO XX, p. 9.

mercoledì 11 aprile 2012

Storia Valdese in Valle d'Aosta

L'Assessorat
de l'éducation
et de la culture de 
la Région autonome
Vallée d'Aoste
présente



4EME  
FORUM

  
DES CHERCHEURS D’HISTOIRE VALDÔTAINE

HISTOIRE MODERNE ET CONTEMPORAINE

XIVème  Semaine de la Culture

Bibliothèque régionale d’Aoste
       Samedi 14 avril 2012


DEUXIEME PARTIE
11h00 - 12h50
tra i relatori:
Leo Sandro Di TOMMASO
Des tranches de vie quotidienne dans de nouveax
documents des archives de l'Eglise Vaudoise  d'Aoste

lunedì 13 febbraio 2012

Storia Valdese per la Libertà di Tutti

La Storia Valdese insegna:
la libertà degli altri è anche la tua libertà

La Storia Valdese è storia di discepole e discepoli
in Cristo nel SIGNORE nostro Dio


sabato 8 ottobre 2011

Paolo Marauda: in Cristo un discepolo del SIGNORE




Triste notizia: è mancato il pastore Paolo MARAUDA (1912-2011)

Marauda fu a Aosta candidato pastore (1935-1936) e pastore  (1960-1965)

Il presidente della CED del II Distretto: pastore valdese Italo PONS 
ha scritto questo ricordo, intenso, che riportiamo:


Ricordo del pastore Paolo Marauda

Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 
(2 Cor. 4:16).

Il pastore Paolo Marauda, classe 1912, ha concluso la sua lunga e benedetta giornata terrena. Egli esercitò il suo ministero in due chiese del nostro Distretto, Aosta e Genova via Assarotti (Pramollo e Pomaretto nelle Valli valdesi, oltre ad un periodo a Roma quale segretario della Tavola). Ho conosciuto tardi il pastore Marauda, poco prima di partire per la Facoltà. Al mio ritorno a Torre Pellice, qualche anno dopo, gli chiesi un aiuto per rivedere la traduzione di un testo che stavo studiando per la tesi. Iniziai così a frequentare la sua casa e a intrattenermi con lui per molti pomeriggi. Ascoltai  così, poco alla volta, il racconto delle sue esperienze pastorali, del suo amore per la montagna e di quello per la fotografia, una collezione vastissima, catalogata e ordinata. Con molta naturalezza mi propose di passare dal lei al tu.
Non si era perso d’animo nel momento che era stato  privato della compagna della sua vita, ma con cura e scrupolosità aveva impostato, oserei dire proseguito con cura, le sue giornate. Era appassionato di sport, che seguiva con grande interesse. Lo rividi ancora una volta nella sua casa prima che la lasciasse per trasferirsi a Miramonti. Era da poco mancata sua sorella, alla quale era legato da un affetto profondo.
Parlammo di Genova e dei molti membri di chiesa che ricordava sempre con molta lucidità. Non era tra coloro che fanno pesare la loro esperienza, lui che apparteneva ad una genealogia pastorale, ma che non potresti pensare se non come pastore. Non era tra coloro  che amavano giudicare e valutare i nuovi modi di essere pastori per le generazioni che sono all’opera. Con riconoscenza e serenità guardava il tempo trascorso assaporando il presente come una sempre  rinnovata opportunità di essere se stesso, fedele nelle piccole cose della quotidianità.
Sul tavolino, davanti alla sua poltrona, notai la che la Bibbia era aperta accanto al Lezionario mentre in quel pomeriggio guardava pedalare i ciclisti del giro d’Italia.
La sua è stata la lezione di un saggio anziano, ma giovane nell’animo fino all’ultimo. Salendo i gradini del pulpito di Genova dove predico ogni domenica, e dove egli mi aveva preceduto, avverto spesso che siamo parte di una catena che, come scrisse qualcuno, inizia a Natale, passando per il venerdì santo e la Pasqua, per concludersi a Pentecoste. Desidero terminare con queste parole di Jacques De Senarclens (1014-1971), che in qualche modo richiamano quelle lontane letture barthiane che un po’ “clandestine” avevano caratterizzato i suoi studi teologici in compagnia, tra gli altri, dell’amico Vittorio Subilia. 
 “Che cos'è questa vita nuova? Contrariamente alla testimonianza dell’evidenza, la vita ha già vinto sulla morte, una vita autentica e solida nella quale siamo immersi. La morte, la nostra morte, non è che un episodio. Siamo circondati da Cristo vivente prima e dopo la nostra vita terrestre. Ecco la nostra consolazione nella vita e nella morte. Andiamo all’incontro del Signore”[1].
Ciao Paolo.

Italo Pons
Presidente CED/II


[1]            Karl Barth, KD/23/ p. 407 edizione francese. Jaques De Senarclens era stato il traduttore dell’ed. francese. 

domenica 14 agosto 2011

15 AGOSTO: FESTA VALDESE




IL 15 AGOSTO VALDESE

Il fatto che una delle feste tradizionali delle comunità valdesi abbia luogo il 15 agosto, giorno dell'assunzione di Maria sorprende tenendo conto dell'assenza, nel loro ambito, di culto mariano. La giornata risale agli inizi dell'ottocento quando la legge del Regno di Sardegna vietava in quella giornata ai sudditi valdesi ogni attività lavorativa. I valdesi utilizzarono la festività imposta per una giornata di incontro e di edificazione. Quest'anno l'incontro avrà luogo a Bobbio Pellice; il programma prevede il culto presieduto dalla pastora Erika Tomassone a cui seguiranno i messaggi dei due moderatori, Maria Bonafede della Tavola valdese e Marcelo Nicolau della Mesa Valdense (in rappresentanza delle chiese valdesi del Rio de la Plata). Nel pomeriggio, dopo un momento musicale, intervento del pastore Giorgio Bouchard sul tema “Ruolo del protestantesimo nella costruzione dell'Unità d'Italia”.




Il popolo della chiesa in festa
«Una festa disciplinata». Storia della festa valdese del 15 agosto

Ogni anno la Commissione esecutiva del I Distretto delle chiese valdesi e metodiste, corrispondente al territorio delle Valli valdesi (provincia di Torino), organizza, in collaborazione con una delle chiese locali, una riunione all’aperto il giorno del 15 agosto.
Si tratta di una festa a carattere popolare, che al di là del momento di culto e degli interventi legati a temi diversi è caratterizzata soprattutto dall’atmosfera di incontro, scambio di notizie, in un clima di fraternità che si manifesta a vari livelli.


L'incontro trae origine dalla situazione di segregazione imposta ai valdesi dalle leggi del Regno di Sardegna anteriori al 1848. Nella giornata del 15 agosto, dedicata all'assunzione di Maria e giorno festivo nel regno sabaudo, ogni attività lavorativa era vietata e il divieto si estendeva anche ai sudditi di religione valdese.
Per utilizzare in modo evangelico una festività loro imposta, i valdesi decisero di radunarsi per un momento di culto e di edificazione spirituale. Il loro 15 agosto risultava così essere una contro festività del culto mariano.


Sulle origini e gli sviluppi di questa festa si veda la pubblicazione di Bruno Bellion, "«Una festa disciplinata». Storia della festa valdese del 15 agosto" (ed. Claudiana, collana opuscoli del 17 febbraio della Società di Studi Valdesi, 2006, pp. 70) nella quale sono ricostruite le vicende storiche nell’arco di più di un secolo e mezzo, analizzandone i luoghi di ritrovo, gli argomenti trattati, gli anni particolarmente significativi (gli anniversari storici), gli ospiti e le iniziative di contorno.
Dall’esame delle linee di continuità e dei cambiamenti, emerge uno spaccato della vita ecclesiastica e culturale dei valdesi delle Valli dall’Ottocento ai giorni nostri.





tratto da: www.chiesavaldese.org 
14 agosto 2011

venerdì 17 giugno 2011

STEMMA VALDESE






CANDELIERE


Di origine ignota, probabilmente in relazione con lo stemma dei conti di Luserna, antichi feudatari della Val Pellice. Compare per la prima volta in opere a stampa del XVII secolo. La candela o fiamma sul candeliere associata alla scritta "in tenebris lux" o "lux lucet in tenebris" è chiaro riferimento al testo evangelico di Giovanni 1,5, dove Gesù è detto luce che risplende nelle tenebre. Le sette stelle che fanno corona alla luce sono un riferimento alla visione dell'Apocalisse 1,16, dove Cristo in gloria tiene nella mano sette stelle che rappresentano le sette chiese dell'Asia in crisi e persecuzione. Con questi due riferimenti biblici i valdesi hanno voluto affermare la loro volontà di fedeltà al Vangelo luce degli uomini e la loro certezza di essere in comunione con Cristo.


(citazione, con modifiche, da: www.chiesavaldese.org)

sabato 4 giugno 2011

VALDESI DI CALABRIA

450 ANNI DALLA STRAGE DEI VALDESI DI CALABRIA

commemorazioni per i 450 anni dal massacro dei valdesi di Calabria, avvenuto nel giugno 1561 per mano delle truppe papali di Pio IV e del cardinale Michele Ghislieri, capo del Sant’Uffizio dell’Inquisizione e futuro papa Pio V. I valdesi erano giunti in Calabria nel corso di ondate migratorie fra il XIV e il XV secolo, che li portarono anche in Puglia e Campania. Per molto tempo gli insediamenti valdesi nel Sud Italia convissero senza grandi contrasti con la realtà locale, poiché almeno in una prima fase non entrarono in aperto disaccordo con le autorità amministrative ed ecclesiastiche. L’adesione dei valdesi alla Riforma, nonché l’inizio di un’aperta attività di predicazione della Bibbia, attirarono, dopo vari e falliti tentativi di conversione, l’attenzione della chiesa cattolica che era ben determinata a mantenere il controllo sulla regione e a reprimere ogni "eresia". Il risultato fu una violenta e sanguinosa repressione in tutta la zona e si calcola che furono trucidate più di 2000 persone nella sola città di Guardia Piemontese, che ancora oggi conserva nella sua toponomastica il ricordo della strage.


Fra gli appuntamenti della commemorazione sono previsti conferenze e spettacoli teatrali. In particolare domenica prossima avrà luogo l’inaugurazione a Guardia Piemontese del Centro di cultura "Giovan Luigi Pascale" ristrutturato dalla Tavola valdese e con un nuovo allestimento a cura del Centro culturale valdese di Torre Pellice; seguirà alle 17.30 un convegno con gli interventi di Francesco Altimari, Maria Bonafede, Renata Ciaccio, Marco Fratini, Beatrice Grill, Cesare Milaneschi, Paolo Ricca. Lunedì 6 avrà invece luogo a Montalto Uffugo il convegno storico dal titolo "1561: lo sterminio dei valdesi a Montalto Uffugo e in Calabria".



Tratto da NEV - Notizie evangeliche dell'1 giugno 2011

lunedì 28 febbraio 2011

VALDESI IN VALLE D'AOSTA: UNA STORIA CHE CONTINUA


Leo Sandro Di Tommaso,
Valdesi in Valle D'Aosta
Percorsi religiosi e culturali di una minoranza religiosa
radicata nel territorio
(1848-1950, 1951-2001)

Preambolo di Ruggero Marchetti
Prefazione di Giorgio Tourn
Le Château Edizioni, Aosta, 2002

Questo volume nasce dal desiderio di rendere nota
la vicenda dei valdesi in Valle d'Aosta, rimasta ancora
per molta parte nell'ombra. Mentre il valdismo medievale
non fu presente in questo territorio, la Riforma invece vi si 
diffuse capillarmente, riuscendo a sopravvivere per più di
settant'anni.
Ma il protestantesimo ritornò in valle con l'evangelizzazione
valdese in seguito all'emanazione dell'editto albertino del 
XVII febbraio 1848, che concedeva ai valdesi i diritti civili
e politici. Quell'evento, che coincise felicemente con la 
riapertura del territorio valdostano all'apporto esterno nella 
fervida stagione del termalismo e dell'alpinismo, fece sì che
la Valle d'Aosta fosse percorsa in lungo e in largo dai colportori
che prepararono il terreno per la nascita e lo sviluppo dei tre
poli evangelici valdesi: Courmayeur e La Salle, Aosta e dintorni,
e Viéring. Tra Ottocento e Novecento la «popolazione valdese»
raggiunse il numero di 500/600 persone, cifra senza dubbio
significativa se si pensa che allora la popolazione valdostana
si aggirava sui 60.000 abitanti, ma che comunque diminuì
gradualmente per vari motivi, in particolare a causa 
dell'emigrazione. 
Le quattro parti di questo volume ripercorrono le tappe del 
cammino della comunità valdese delle origini al 2000: 
le vicende ottocentesche; la storia delle scuole valdesi; 
gli eventi e le figure del primo cinquantennio del Novecento;
infine l'ultimo cinquantennio del secolo da poco trascorso. 
Molti capitoli sono corredati di schede nell'intento di alleggerire
la materia e interessare il lettore.
Si auspica che questa minuziosa ricostruzione della microstoria
valdese renda possibile una maggiore comprensione dell'apporto
del valdismo in questo territorio soprattutto nei termini della cultura
e della libertà di pensiero.


(tratto dalla III di copertina)