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giovedì 12 maggio 2011

IL CENACOLO - MEDITAZIONI SEMPLICI E PROFONDE




Interpretazione Artistica della Copertina

CHI È SENZA PECCATO….. DETTAGLIO
Artista: Liz Lemon Swindle
Interprete: Mona Bagasao-Cave

      Il dettaglio della rappresentazione di Liz Lemon Swindle
getta una luce nuova nella storia ben nota della “donna adultera”.
Lei cade al suolo in ginocchio, cercando di prendere la distanza
dai suoi accusatori. Piena di vergogna, volge il capo dall’altra
parte di Gesù, l’unico che si è astenuto dal condannarla.
Lo sguardo verso terra, Gesù tiene la mano sulla bocca, come se
volesse trattenersi dal dire qualcosa.
      Si percepisce nell’aria una certa tensione, mentre Gesù attende che gli uomini rispondano al suo invito perentorio:
“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Giovanni 8:7). Le mani degli accusatori sembrano respingere, deviare
la forza della frase di Gesù, quasi a voler di nuovo dirigere l’attenzione
verso la donna. Il dettaglio dell’immagine non ci dice se gli accusatori sono agitati o irati, se guardano con concupiscenza la donna oppure cercano una via di fuga. Non sappiamo chi sono.
      Non succede spesso così? “Qualcuno” crede che un accusato deve essere esposto alla vergogna ed essere punito. Questo qualcuno si nasconde dietro l’anonimato, o nel gruppo. Sa bene che anche lui
sarebbe al posto dell’accusato se la verità su di lui venisse a galla. Siamo anche noi così? Nel mio caso la risposta troppo spesso è: “Sì”. Preferirei
essere come Gesù, essere misericordiosa piuttosto che scagliare la prima pietra. E voi lettori? 

(tratto dalla seconda di copertina)

 

ANNO LX – N. 3 MAGGIO – GIUGNO 2011
Pubblicazione bimestrale
IL CENACOLO
meditazioni giornaliere per il culto
individuale e familiare



Per abbonamenti e corrispondenza scrivere a:
“Il Cenacolo” c/o O.P.C.E.M.I.
Via Firenze n. 38 – 00184 Roma

e-mail: cenacolo@chiesavaldese.org 

mercoledì 11 maggio 2011

PER LA PACE

Schweitzer e Einstein, 
due amici in difesa della pace 
e contro il nucleare
La contaminazione dell'atmosfera e il crimine contro la specie
L'appello per il disarmo nucleare
L'auspicio di una convivenza pacifica

Praticamente coetanei – uno medico e teologo, l'altro scienziato e filosofo, il primo luterano, il secondo ebreo – Albert Schweitzer, premio Nobel per la Pace nel 1952, e Albert Einstein, premio Nobel per la Fisica nel 1921, si incontrarono solo due volte e si scambiarono una serie di lettere, tutte tra il 1948 e il 1955.
Nondimeno entrambi misero in guardia i contemporanei contro i pericoli di un progresso tecnico-scientifico acefalo, facendo pressioni contro i test e le sperimentazioni della bomba atomica – la cui costruzione, in un primo tempo, Einstein aveva appoggiato nel timore che il regime nazista se ne dotasse per primo – e battendosi per il disarmo nucleare e la pace.

Il libro
Alberto Guglielmi Manzoni
Pace e pericolo atomico
Le lettere tra Albert Schweitzer e Albert Einstein
Prefazione di Arrigo Levi
Nostro tempo, 109
pp. 96
f.to cm 14,5 x 21

L'autore
Alberto Guglielmi Manzoni è laureato in Filosofia all'Università di Pisa ed è orientatore in intermediazione culturale. Ha pubblicato Albert Schweitzer. L'etica del rispetto per la vita (2003) e Ugo Janni a Sanremo. Una grande testimonianza di ecumenismo cristiano (2007) entrambi per la casa editrice Philobiblon di Ventimiglia (Im).


tratto dal sito: www.claudiana.it

lunedì 9 maggio 2011

C come CUCINA

Cus-cus. È in pratica un semolone di grano duro cotto lentamente a vapore con un elaborato cerimoniale dagli africani del nord. Anche nella Sicilia del sud si usa come pietanza popolare. Chi non volesse, saggiamente, usare il cus-cus precotto e disidratato in commercio, può farselo da sé facilmente. Basta avere un recipiente per la cottura a vapore o anche un semplice scolapasta bucherellato. In una grande pentola si pone l'acqua e quando bolle si sospende al di sopra lo scolapasta (se i buchi sono larghi usare un telo pulito) con la semola già ben lavata e imbevuta d'acqua. Si cuoce per 40 minuti senza coperchio, rivoltando ogni tanto la semola. Poi si toglie, si amalgama con alcuni cucchiai di olio, con sale e peperoncino e si fa riposare per 5 minuti. Infine si pone di nuovo nella stessa pentola per altri 20 minuti. Si accompagna a verdure e ortaggi d'ogni genere.


Farinata ligure. È uno dei piatti tipici della Liguria, a base di ceci. Lasciare a bagno per tutta la notte la farina di ceci, dopo aver ben mescolato per evitare grumi. Si aggiunge poi del sale, olio abbondante, aromi, sale e condimenti piccanti, mescolando bene per amalgamare. Si pone il composto in una teglia bassa e si cuoce in forno ben caldo. Si serve tagliata a fette e condita a piacere.


Castagnaccio. È ancor oggi un dolce tipico della Toscana e del centro Italia. Si prepara con farina di castagne (attenzione a quella sofisticata con farina bianca) impastata con acqua, pochi cucchiai d'olio, un pizzico di sale, qualche cucchiaio di miele. Si fanno delle schiacciate tonde che si ornano con molti pinoli e uvetta. Si cosparge d'olio e si inforna a fuoco caldo (200°) per 40-60° minuti.



(ricette tratte da:
Nico Valerio, L'alimentazione naturale. La prima guida completa al mangiare secondo natura con 200 ricette.
Mondadori, Milano, 1980, pp. 317-318. 336).

venerdì 6 maggio 2011

CULTO AD AOSTA - DOMENICA 8 MAGGIO 2011





CHIESA EVANGELICA VALDESE
AOSTA

Via Croix de Ville, 11 
Aosta

Culto di Adorazione e Lode 

Domenica 8 maggio 2011
3a DI PASQUA - MISERICORDIAS DOMINI 
(La terra è piena della benevolenza del Signore - Salmo 33,5)

Culto Evangelico ore 10.30



Predicazione a cura di: Leo Sandro Di Tommaso

NONNI E NIPOTI - GENITORI E FIGLI

Lidia Maggi

Che cosa ho imparato dalle diverse generazioni

Il principio di responsabilità ci chiede di farci carico del benessere delle generazioni future. La cura che i nonni riservano ai nipotini è cifra di questo atteggiamento che ha a cuore un futuro che noi non vedremo. Impariamo da loro questo sguardo largo sulla vita, che è lo stesso sguardo di Dio, con la sua misericordia, lungimiranza e pazienza nei nostri confronti. 



di Lidia Maggi*

Gli anziani, uomini e donne, torneranno a sedersi nelle piazze di Gerusalemme, ciascuno con il bastone in mano per la loro età molto avanzata. Lo affermo io, il Signore dell’universo. Bambini e bambine numerosi giocheranno nelle piazze. Questo potrà sembrare impossibile ai sopravvissuti del popolo d’Israele, ma non lo è per me, il Signore dell’universo. 
(Zaccaria 8:4-6)

Che strana profezia questa. Non ci narra un’utopia, un bel sogno... Piuttosto ci restituisce uno sguardo quotidiano: al posto delle grandi idee - verità giustizia, libertà...- ecco un popolo concreto che vive un sogno quotidiano: la continuità della vita sperimentata nella relazione tra persone di diverse generazioni.
Chiediamoci anche noi cosa possiamo imparare dalle diverse generazioni, da una famiglia abitata anche dai nonni.
I nonni: li incontro alla mattina mentre accompagnano i bimbi a scuola. 
Li vedo, a volte, stanchi dopo aver accudito per tante ore i nostri bambini.
Sono proprio loro che mi ricordano la gratuità dell’amore. I nonni non hanno più l’autorità di genitori. Sono ancora genitori, ma sanno anche che i figli sono volati via. Si prendono cura dei nipoti, ma rispettano le scelte educative dei figli... anche se non le condividono totalmente.

I vecchi amano i nipoti di un amore gratuito
Non riversano su di questi i loro sogni, le loro aspettative, come qualche volta facciamo noi genitori, finendo per essere così esigenti con i nostri figli da farli diventare ansiosi. I nonni accettano e amano i nipoti per quello che sono ed è anche questo amore clemente che aiuta i nostri figli a crescere un po’ più sicuri.
Lo stesso amore gratuito io l’ho incontrato in Dio. Mi libera dall’ansia della performance, mi accetta per quello che sono, mi guarda con clemenza e mi chiede di essere meno severa con me stessa.
Osservo le persone anziane e penso a quel “principio di responsabilità” che Hans Jonas, un filosofo ebreo del secolo scorso, ha formulato come anticorpo per un’umanità a rischio di dissolversi. Proseguendo lungo i sentieri dello sviluppo tecnologico ed industriale l’umanità sembra minacciare le stesse basi della vita umana sul pianeta.
La scienza e la tecnica hanno reso l’essere umano più pericoloso di quanto un tempo la natura fosse per lui. Cosa ne sarà dell’umanità di domani, derubata delle condizioni necessarie per la sua sopravvivenza?

Si è creata una frattura drammatica tra il mondo e l’umanità di oggi e il mondo e l’umanità di domani.
Il principio di responsabilità ci richiama alla solidarietà verso tutte le creature umane di un mondo drasticamente diviso tra poveri e ricchi. Ci richiama a condividere i beni e le risorse, ma questo non basta.
Il principio di responsabilità ci chiede di farci carico del benessere delle generazioni future.
Che tipo di mondo lasceremo ai nostri figli? Ai nostri nipoti? Cosa stiamo facendo per migliorarlo? Il sì alla vita va espresso non solo per i contemporanei ma anche per quelli che verranno in futuro. Un “sì” che si traduce in cura, la quale, come avviene normalmente nelle nostre famiglie, va oltre la logica economica, facendosi carico dei più fragili e dei più vulnerabili.
La cura che i nonni riservano ai nipotini è cifra di questo atteggiamento di responsabilità che non si accontenta di gestire il presente ma ha a cuore un futuro che noi non vedremo, che mette in atto gesti i cui frutti non gusteremo noi, ma i nostri discendenti.
Impariamo dagli anziani questo sguardo largo sulla vita, non schiacciato sull’immediato, capace di andare oltre l’episodico.
E’ lo stesso sguardo di Dio che, nella sua grandezza d’animo, agisce con misericordia e lungimiranza nei nostri confronti e pazientemente prova a convincerci ad uscire dal nostro piccolo “io” ed a farci carico di un mondo creato come cosa “buona” ed affidato alla cura amorevole degli esseri umani.

* Pastora battista

Gennaio 2009

tratto da: www.riformaerisveglio.it

giovedì 5 maggio 2011

UNA PAGINA VALDESE DI STORIA EUROPEA




tratto dal sito: www.chiesavaldese.org

IL LIBRO DEL MESE 

a cura di Giorgio Tourn




Susanna Peyronel Rambaldi, Marco Frattini,
1561 I Valdesi tra resistenza e sterminio in Piemonte e in Calabria,
Società di Studi Valdesi, 2011

La reazione cattolica ai movimenti protestanti in Italia. La resistenza armata nelle Valli valdesi del Piemonte e l’Accordo di Cavour. Il massacro delle colonie valdesi di Calabria

La pubblicazione che proponiamo all’attenzione questo mese è un opuscolo di una sessantina di pagine, edito dalla Società di Studi valdesi in occasione del 17 febbraio, data di particolare significato nella comunità valdese perché ricorda l’emancipazione concessa da Carlo Alberto nel 1848. Il fascicolo in oggetto è frutto di una iniziativa di divulgazione storica significativa iniziata nel 1922, proseguita sino ad oggi, che propone annualmente un tema di riflessione, un personaggio, una vicenda, le vicende di una località. Molto spesso l’argomento si connette con una data particolarmente importante della storia. E’ il caso quest’anno in cui ricorre il 450° anniversario di due tragici eventi della storia valdese: la guerra in Piemonte e la strage in Calabria.
La vicenda si colloca in un momento particolare della storia europea che segue la pace di Cateau Cambrésis nel 1559 con cui si ristabiliva un certo equilibrio fra la Francia di Enrico II e la Spagna di Filippo II uniti dalla necessità di risolvere nei loro rispettivi stati il problema sempre più grave della dissidenza religiosa e la crescente presenza di comunità evangeliche ormai entrate sotto l’influenza della Ginevra calvinista.
Nei due territori, Piemonte e Calabria, pur con notevoli diversità di situazione geografica e politiche notevolmente diverse, i nuclei valdesi insediati da secoli stanno maturando in quel periodo la stessa consapevolezza ecclesiale, passare da movimento di dissidenza medioevale a comunità organizzate secondo lo schema della nuova ecclesiologia proposta dai Riformatori. Al ministerio clandestino dei loro barba, vanno sostituendo una predicazione pubblica dell’Evangelo affidata a predicatori qualificati, formati a Ginevra; per la chiesa cattolica, il cui dominio è incontrastato in quei territori, si tratta, è evidente, di una sfida intollerabile, ma non meno preoccupante è per i sovrani questa presenza "eretica" che lascia intravvedere prospettive culturali di tipo "repubblicano", sul tipo svizzero, poco conformi al tipo di potere assoluto che essi rivendicano.


La repressione è dunque inevitabile, iscritta nei fatti. Le truppe di Emanuele Filiberto, rientrato da poco nei suoi Stati, e quelle del viceré di Napoli si muoveranno verso questi borghi dissidenti con le stesse modalità e le stesse tecniche: saccheggio, violenza, distruzione, l’amputazione chirurgica del tumore della libertà.
Le vicende seguiranno però percorsi opposti e il destino delle due aree sarò diverso. In Calabria Guardia, San Sisto e i borghi vicini conosceranno lo sterminio, di cui sarà simbolo il boia che a Fuscaldo sgozza 88 vittime sulla scalinata della chiesa; in Piemonte la resistenza armata che si concluderà nel giugno del 1561 con la capitolazione di Cavour, dove i valdesi otterranno il diritto di professare in un territorio delimitato delle loro valli il culto riformato.


I due autori del nostro saggio evocano molto sinteticamente gli avvenimenti, documentati in numerose pubblicazioni coeve, e rievocati in molti volumi successivi; sottolineano invece, utilizzando brevi citazioni di fonti, i problemi che stanno alla base delle vicende. Il clima teologico e culturale (stiamo avviandoci verso la Controriforma), la posizione delle gerarchie cattoliche, l’elaborazione della teologia protestante in fase di ricerca. Rigorosa sin qui sul principio della sottomissione all’autorità politica, si trova ora a dover dare risposta all’interrogativo della libertà religiosa, della scelta fra martirio e rivendicazione della verità evangelica, del carattere contingente del potere civile.
Vicende esemplari entrambe che, pur nelle dimensioni ridotte all’ambito di una minoranza, ci portano sul piano dei grandi interrogativi del mondo moderno.





mercoledì 4 maggio 2011

lunedì 2 maggio 2011

AIUTARE DIO

Etty HILLESUM


aiutare Dio...


si veda il sito:



http://www.railibro.rai.it/focus.asp?ap=6&cat=

sabato 30 aprile 2011

AOSTA VALDESE - Culto Evangelico 1 maggio 2011



Aosta
Via Croix de Ville, 11 - Aosta
Domenica 1 maggio 2011

Culto Evangelico

Liturgia a cura di Oriana HENRIET
Predicazione a cura di Laura MONAJA

venerdì 29 aprile 2011

Ancora sullo «sbattezzo», tra cristiani

DIALOGHI CON PAOLO RICCA

Ancora sullo «sbattezzo», tra cristiani
Malgrado questi importanti punti di accordo, resta tra le chiese battiste e quelle pedobattiste una divergenza di fondo, dovuta a un diverso modo di concepire e quindi di praticare il battesimo; esse danno risposte diverse alla domanda: Che cos’è il battesimo?


Credo che l’annullamento del battesimo, se annullamento si può chiamare, possa avvenire solo se il battesimo sia stato impartito in maniera impositiva o ingannevole: una cosa che credo possa difficilmente avvenire al giorno d’oggi, mentre sicuramente poteva avvenire, ed è successo, nel passato e mi vengono in mente degli esempi: la nonna cattolica che fa battezzare il nipotino all’insaputa, e contro la volontà dei genitori protestanti, o atei; o il famoso episodio ottocentesco del bambino ebreo Mortara, il cui battesimo assolutamente irregolare era stato considerato valido. Ma prescindendo da queste eccezioni, invece, che senso ha chiedere di annullare il battesimo da parte di una persona che non gli riconosce alcun valore? Anzi, proprio questa richiesta ne ribadisce l’importanza: chi si preoccuperebbe di annullare un gesto insignificante?
Roberta Colonna Romano – Venezia Mestre


La lettera sulla «sbattezzo», pubblicata su Riforma del 28 gennaio, scorso conteneva un paragrafo che, per ragioni di spazio, non ho potuto pubblicare. Lo faccio però adesso, perché il tema dello «sbattezzo» – e quello collegato del battesimo – merita di essere ripreso, dato che, come già s’è accennato la volta scorsa, riguarda da vicino anche le nostre chiese. Questo stesso giornale è il settimanale di tre gruppi di chiese che, sulla questione battesimale, hanno dottrine e prassi diverse. Ora, la nostra lettrice, nel brano pubblicato sopra, evoca i battesimi fraudolenti che furono praticati in passato (forse occasionalmente lo sono ancora oggi, in ambienti particolarmente bigotti) e ricorda il tristissimo e scandaloso caso Mortara accaduto nell’Ottocento: un bambino ebreo fu battezzato o fatto battezzare cattolico di nascosto da una donna di servizio, che così pensava di «salvarlo»; la Chiesa cattolica, con il papa Pio IX in testa, ha poi letteralmente sequestrato questo bambino considerandolo, in quanto battezzato, sua proprietà; lo ha quindi sottratto ai genitori con un atto di inaudita violenza, con l’argomento che il bambino, ormai battezzato cattolico, doveva essere educato nella religione cattolica, e questo i genitori ebrei non erano ovviamente in grado di farlo. Quello del papa fu un atto di pura barbarie religiosa, un vero delitto morale e spirituale. La nostra lettrice ritiene che, in questo caso e in altri analoghi, la persona battezzata da bambino possa legittimamente, da grande, «sbattezzarsi», cioè dichiarare nullo il battesimo ricevuto in quel modo fraudolento, avvenuto contro il volere dei genitori e della comunità di appartenenza.

Ci sono però altre forme di «sbattezzo» (se così lo vogliamo chiamare) che ci riguardano da vicino e che meritano attenzione. Di una in particolare ci vogliamo ora occupare: quella di chi, battezzato da bambino, dopo aver fatto un percorso di fede, desidera concluderlo con un battesimo non più amministrato a sua insaputa e senza la sua volontà (come è quello ricevuto da bambino), ma con un battesimo scelto consapevolmente e accompagnato da una personale confessione di fede. Questo cristiano, allora, per così dire «si sbattezza», cioè dichiara nullo il battesimo ricevuto da bambino e chiede di essere battezzato come credente consapevole, confessando la fede. Per lui si tratta del primo battesimo, dato che considera quello ricevuto da bambino un non-battesimo. Ma per la Chiesa che lo ha battezzato e che considera valido il battesimo di un bambino, quel battesimo da adulto credente è visto come un secondo battesimo, e questo, dal suo punto di vista, contraddice l’unicità dell’evento del battesimo che tutte le chiese professano. È a questo punto che gli animi e le chiese si dividono.

Come è noto, sulla questione battesimale, le chiese si dividono oggi in due categorie: quelle dette «pedobattiste», che praticano abitualmente, anche se non esclusivamente, il battesimo dei bambini, e quelle battiste, avventiste, dei Fratelli, pentecostali e altre ancora, che praticano esclusivamente il battesimo dei credenti, e considerano quello dei bambini un battesimo mancato, un battesimo che non c’è, e quindi non riconoscono come battezzati tutti coloro che lo sono stati da bambini (cioè la grande maggioranza dei cristiani, almeno di nome). Questo crea tra le chiese una divisione abbastanza seria, che esiste da quasi cinque secoli e che finora nessuno è riuscito a superare. Questa divisione esiste anche all’interno del piccolo mondo evangelico italiano, nel senso che le chiese valdesi, metodiste e luterane praticano, oltre che il battesimo dei credenti, anche il battesimo dei bambini, mentre le chiese battiste, avventiste, dei Fratelli, pentecostali e altre ancora praticano esclusivamente il battesimo dei credenti e non riconoscono come battezzati coloro che lo sono stati da bambini, siano essi cattolici, ortodossi o evangelici. Eppure sia le chiese di tradizione battista sia quelle di tradizione pedobattista concordano, a proposito del battesimo, su diversi punti importanti.


[1] Tutte sono d’accordo nel ritenere che il battesimo è un «segno». Qualche chiesa parlerà di «segno efficace», ma pur sempre di «segno». Così lo definisce anche il Bem ( = Battesimo, Eucaristia, Ministero), importante documento ecumenico del 1982. Non è l’acqua che purifica, o che diventa acqua santa, dotata di poteri divini, come quello di cancellare il peccato(1). Tutte le chiese evangeliche sono d’accordo nel separare il battesimo in qualunque forma dalla questione del «peccato originale», che invece, secondo la dottrina cattolica, come si è appena detto, è cancellato dal battesimo.


[2] Tutte le chiese sono d’accordo nel ritenere che il battesimo si compone di due parti, una umana compiuta dalla Chiesa (il battesimo d’acqua) e una divina compiuta da Dio (il battesimo di Spirito). Il battesimo cristiano è infatti «d’acqua e di Spirito». Nel libro degli Atti degli apostoli, che riflette l’esperienza della Chiesa dei primi decenni, ci sono racconti di battesimi in cui il battesimo d’acqua precede quello dello Spirito (Atti 8, 14-17), altri in cui il battesimo di Spirito precede quello d’acqua (Atti 10, 47-48), altri in cui i due battesimi sembrano coincidere (Atti 8, 38-39). Comunque, ci sono sempre entrambi.


[3] Tutte le chiese sono d’accordo nel ritenere che il battesimo è un evento unico nella vita cristiana. Mentre la Cena del Signore viene celebrata spesso, all’origine – sembra – ogni volta che la Chiesa si riuniva per il culto, il battesimo non viene ripetuto. In quanto segno della nuova nascita, può accadere una sola volta: come la nascita, così anche la nuova nascita è un evento unico. Siccome però le chiese di tradizione battista considerano il battesimo dei bambini un battesimo non avvenuto, ecco che esse battezzano anche persone battezzate da bambini che per loro non sono battezzate, ma per le chiese che le hanno battezzate, lo sono.


[4] Tutte le chiese, infine, sono d’accordo nell’affermare che alla base di ogni battesimo c’è una iniziativa di Dio: è Lui che «chiama per nome» (Isaia 43, 1), è Lui che cambia i cuori di pietra in cuori di carne (Ezechiele 36, 26), a Lui e a Lui solo spetta il primato in ogni cosa. Questo dato fondamentale si esprime, tra l’altro, nel fatto che, qualunque sia l’interpretazione che si dà del battesimo, quest’ultimo è sempre amministrato dalla Chiesa, attraverso una persona che la rappresenta. Nessuno può battezzarsi da sé.

Malgrado questi importanti punti di accordo, resta tra le chiese battiste e quelle pedobattiste una divergenza di fondo, dovuta a un diverso modo di concepire e quindi di praticare il battesimo; esse danno risposte diverse alla domanda: Che cos’è il battesimo?
Qual è la risposta delle chiese pedobattiste? A grandi linee è questa: il battesimo è il segno del «Sì» che Dio ha pronunciato su ogni essere umano nella morte e risurrezione di Gesù. Infatti «siamo stati battezzati nella sua morte» (Romani 6, 3), nell’anno 30 della nostra era, sul Golgotha. Il battesimo d’acqua è segno e annuncio di quel battesimo, che vale per tutti e per sempre. La fede non è costitutiva del battesimo. Non sei battezzato perché credi, ma perché Cristo è morto per te. Battezzare un bambino significa porre su di lui il segno che Cristo è morto e risorto anche per lui. Lutero definisce lapidariamente il battesimo come «Parola nell’acqua»: questa Parola è il «Sì» della grazia e della promessa di Dio.

Qual è la risposta delle diverse chiese «battiste» sopra menzionate? A grandi linee è questa: fermo restando, anche nel battesimo, il primato dell’iniziativa di Dio, il battesimo presuppone la conversione dell’uomo, è il segno del «Sì» dell’uomo al «Sì» di Dio. La Confessione di fede dei battisti italiani, del 1990, afferma che il battesimo «è il primo atto di obbedienza del cristiano» (art. 9). Quindi prima diventi cristiano, poi sei battezzato. Senza la fede del battezzato non c’è battesimo, che è possibile solo quando c’è, da parte del battezzato, la confessione personale della fede.

Queste due diverse risposte alla domanda: «Che cos’è il battesimo?» possono coesistere o devono per forza escludersi, come accade tuttora? A mio giudizio potrebbero, anzi dovrebbero, coesistere come due forme possibili del battesimo cristiano, ciascuna delle quali mette in luce un aspetto fondamentale del battesimo stesso e della vita cristiana. Perché questo possa accadere è indispensabile, come primo passo, che ciascuna, senza rinunciare a se stessa, faccia lo sforzo di riconoscere le motivazioni evangeliche dell’altra.

_______________________
(1) Qui la dottrina cattolica del battesimo è diversa. Il Catechismo della Chiesa cattolica, del 1992, afferma che «per mezzo del battesimo tutti i peccati sono rimessi, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato» (n. 1263). Questa dottrina è tradizionale nel cattolicesimo romano moderno; la sua prima formulazione a livello conciliare risale al Concilio di Firenze del 1439.


Tratto dalla rubrica Dialoghi con Paolo Ricca del settimanale Riforma dell'11 febbraio 2011

si veda anche www.chiesavaldese.org

in questo blog si veda:
aostavaldese.blogspot.com
nei Dialoghi con Paolo Ricca
la lettera su: lo «sbattezzo» ha senso?
lunedì 7 marzo 2011

giovedì 28 aprile 2011

UOMINI E PROFETI



Trasmissione radiofonica Uomini e Profeti
di radioraitre a cura di Gabriella CARAMORE

martedì 26 aprile 2011

LA GIOIA DELLA FEDE

UNA CONFESSIONE CRISTIANA DEL DIO VIVENTE 

Assieme a tutti i nostri fratelli e sorelle cristiane,
noi confessiamo che il Dio unico è
PADRE - al di sopra di ogni cosa e di ognuno;
FIGLIO - vicino a tutto e ad ognuno
e SPIRITO SANTO - dentro ogni cosa e ognuno.
Noi confessiamo che il Dio tre volte santo è
mistero di trascendenza e di immanenza,
di comunione e di comunicazione, di tenerezza e di giustizia.

Assieme ai nostri fratelli e sorelle, in umanità ebrei,
noi confessiamo che
Dio è il creatore dell'universo e che è il Santo
e la pienezza del regno del Messia deve ancora venire.
Ma, in modo diverso da loro noi confessiamo che
il Creatore si è fatto creatura e che il Santo si è incarnato.

Assieme ai nostri fratelli e sorelle, in umanità musulmani,
noi confessiamo che
Dio è sempre più grande di tutti, e che nella sua comunione Dio permane Uno.
Dio è l'Onnipotente, il Perfetto e l'Immortale.
Ma, diversamente da loro, noi confessiamo che
l'Onnipotente ha accettato di essere fragile,
il Perfetto ha rivestito le nostre imperfezioni,
e l'Immortale attraverso alla morte ed alla risurrezione
di Gesù, ha trasfigurato la nostra mortalità.

Assieme ai nostri fratelli e sorelle, in umanità indù,
noi confessiamo che
Dio può essere ovunque e che ogni vita merita rispetto.
Dio è l'Uno indescrivibile.
Ma, diversamente da loro, noi confessiamo che
la sua Unità è multipla,
e che il mondo multiplo non si riassume nell'Uno.

Assieme ai nostri fratelli e sorelle, in umanità buddhisti,
noi confessiamo
che la compassione per i più sofferenti è un valore prioritario per il nostro Universo
e che la realtà ultima è inesprimibile.
Ma diversamente da loro, noi confessiamo che
l'inesprimibile si è espresso non come un "vuoto" impersonale,
ma come una Personalità che si è "svuotata".

Così, assieme alle religioni dell'Oriente, noi confessiamo che Dio è
Silenzio e Soffio.
Assieme alle religioni ebraica e musulmana che Dio è Parola
ma diversamente da tutte, noi confessiamo che Dio
è contemporaneamente
Silenzio, Parola, Soffio, Padre, Figlio e Spirito Santo,
che la sorgente silenziosa si è fatta Parola,
e la Parola si è fatta carne
e che per mezzo del Soffio della Parola
ogni carne può diventare una parola animata
alla lode di Dio al di là di ogni cosa.

Assieme a tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità
senza religione e di buona volontà
noi confessiamo che
il servizio autentico di ogni essere umano,
nel rispetto di tutto ciò che è animato o inanimato,
è il compito comune a cui tutti insieme siamo chiamati,
che i diritti degli uomini e delle donne sono inalienabili.
Di fronte alle sofferenze del mondo questa vocazione comune ci sprona con forza.
Ma diversamente da loro, noi confessiamo che
l'umano è l'immagine del divino.
Con l'apostolo Paolo e tutti i cristiani di ogni tempo,
noi confessiamo la divinità, l'incarnazione, la morte,
la risurrezione e l'ascensione di Gesù Figlio di Dio
riconosciuto come Messia, che è e che viene. (Filippesi 2,5-11).
E questa confessione comune ci dà tanta gioia.


Shafique Keshavjee


(tratto da: 
Shafique Keshavjee, 
Sogno un'unica chiesa per cattolici, protestanti, ortodossi
edizioni Piemme, pp.35-36, e integrata con le note, dello stesso Keshavjee, 
riportate alle pp.61-62; 
si veda anche la  versione di questa confessione di fede di 
S. Keshavjee 
rintracciabile nella bella raccolta di preghiere 
del Comitato Italiano per la Cevaa, Comunità di Chiese in missione: 
Spalanca la finestra, raccolta di testi di fede, a cura di Renato Coïsson, 
stampato ma non pubblicato, Trieste, 2000, pp. 66-67.
Questa confessione di fede di Shafique Keshavjee era stata inserita in: 
Maurizio Abbà, La teologia bella, impossibile, ma doverosa
articolo per la rubrica 'Servizio Biblico', della Rivista:
Tempi di Fraternità,
 n. 5, maggio 2004, pp. 10-13, 
il testo di Shafique Keshavjee è a p. 12;
si veda anche il blog:
biellaprotestante.blogspot.com
in data Domenica 22 marzo 2009).

domenica 24 aprile 2011

RISURREZIONE PAROLA DI VITA NELLA VITA

RISURREZIONE: UNA

PAROLA INCONTENIBILE 

di Maria Bonafede




(Marco 16, 1-8)


«Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: "Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?" Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: "Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto". Esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura.»




Gli scorsi giorni ha fatto il giro del mondo l’immagine delicata e struggente di una giovane donna giapponese che accarezza il sacco di plastica blu in cui ha appena ritrovato la salma di sua madre.
Quell’immagine è l’espressione del massimo amore possibile in presenza della morte.
Come le donne che si recano al sepolcro di Gesù per prendersi cura della sua salma. Nel silenzio e nell’immobilità della morte, affettuose cure per una salma. La cura del corpo di Gesù è la risposta umana alla certezza che non c’è altro da fare: si conserva con amore e si vuole mantenere ciò che si ha e si ricorda perché si è certi che non si può fare ne avere altro.

Lì, in quell’immobilità senza nessuna attesa, irrompe la vita. Questa è la Pasqua. Certo che le donne sono spaventate! Non perché il sepolcro è vuoto, ma perché è abitato. Sono spaventatissime non per l’assenza di Gesù, della quale sono avvertite soltanto dopo, ma per la presenza del messaggero e per la sua parola: "Gesù, il nazareno che è stato crocifisso non è qui, è risuscitato. Ecco il luogo dove lo avevano messo". La morte, il luogo dell’assenza della vita, il luogo del silenzio, dell’assenza di parole e quindi di speranza, é riempito da Dio che ne ha preso il posto. 
E questo accade, diventa vero non perché c’è la tomba vuota, ma perché c’è una parola viva che risuona e spiega quel vuoto. Dal sepolcro vuoto non nasce fede e nemmeno attesa. Il sepolcro vuoto di per se è muto, non parla, e tanto meno parla di resurrezione!


Ci vuole una parola, non una tomba vuota, per annunziare una realtà inattesa. Senza quella parola del messaggero di Dio si cercherebbe il vivente sempre ancora "tra i morti". 
"Gesù, il nazareno che è stato crocifisso, è risorto". Come si fa a non essere spaventate, a non fuggire via, a non prendere le distanze da quella parola che ha la forza di rovesciare il mondo?
Non si può dire la parola "resurrezione" senza tremare, senza timore.
Nel racconto di Marco questa paura è resa con molta forza. Le donne scappano via. Non raccolgono l’invito del messaggero ad andare ad annunziare ai discepoli che Gesù é risorto e che presto lo vedranno, in Galilea.
"Entrate nel sepolcro le donne videro un giovane, vestito di una veste bianca, e furono spaventate [...] "egli é risuscitato [...] andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea [...] "Esse uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero niente a nessuno, perché avevano paura."
Le donne tacciono e trasgrediscono.
Il messaggero le invia ... e loro disobbediscono.

Si tratta di un’occasione mancata, o di un grande coraggio di fronte ad un fatto sconvolgente? Si tratta di una loro enorme incomprensione o, in questa decisione di non farne parola subito, c’é invece proprio la loro capacità di capire cos’è la risurrezione e quello che è successo a loro e a tutto il mondo.
Le donne tacciono piene di spavento e di stupore. Forse il messaggio della resurrezione è troppo forte e non lo si può sopportare così, come se fosse normale, e viene in mente a loro, ma anche a noi, quello che ci dice la Bibbia, che non si può vedere Dio e vivere.


Cari fratelli e sorelle, se l’Evangelo non censura la paura e il silenzio delle donne (anzi! lo mette in rilievo, e pensate che forse il Vangelo finiva proprio così!), allora anche noi siamo invitate e invitati a prendere quello spavento e quel silenzio, molto sul serio.
Forse questa paura parla della resurrezione di più e meglio di molti discorsi.
Il silenzio, la paura e la trasgressione delle donne, non segnano la loro mancanza di fede, segnano piuttosto il loro ingresso nella fede del Signore vivente.
Gli eventi nei quali aspettiamo la Pasqua quest’anno ci tengono con il fiato sospeso, ci danno la misura dell’umana miseria, della colpa per il male che l’umanità sa fare, dello smarrimento di fronte allo scatenarsi della natura. Portano anche con se il desiderio di libertà e di democrazia dei popoli che vivono privati di entrambe. Con questi sentimenti ascoltiamo in silenzio la parola della resurrezione rivivendo lo stupore delle donne al sepolcro di Gesù di fronte ad un annuncio che non possiamo contenere.





tratto da:
www.chiesavaldese.org































sabato 23 aprile 2011

LA CROCE DI CRISTO: DIO CON NOI PER LIBERARCI DAL DOLORE E DALLA MORTE



CRISTO CONDIVIDE LA NOSTRA SOFFERENZA 

di Agostino Garufi

 



«Quando furono giunti al luogo detto "Il Teschio", vi crocifissero lui e due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra» (Luca 23, 33)

«Gli undici e quelli che erano con loro dicevano: "Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone”» (Luca 24, 34)

Durante la quaresima ogni anno noi cristiani riflettiamo in particolare sulla passione del Signore e Salvatore Gesù Cristo: passione nel senso del patire e quindi delle sofferenze che egli affrontò specialmente a partire da quella sera dopo la sua ultima cena fino alla sua morte in croce, per amore nostro e la nostra redenzione.
Pensando alla realtà della sofferenza, mi viene in mente quanto di solito dicono certe persone pie quando fanno questa dolorosa esperienza o la vedono in altri: affermano che le sofferenze sono una partecipazione nostra a quelle di Cristo e accettano di sopportarle e condividerle con lui, per amor suo, pensano che ciò sia meritorio e che sarà ricompensato da Dio.




L’Evangelo invece dice il contrario di quest’idea: che è stato lui, giusto e innocente, a volere liberamente accettare di condividere le nostre, rendendosi così solidale con tutti i sofferenti. Questo a me sembra chiaramente mostrato nella scena del Golgota, dove Gesù è stato crocifisso in mezzo a quei due crocifissi, dove non sono stati loro ad accettare di partecipare ai suoi patimenti, ma lui a condividere i loro!
Stando così le cose, non c’è da pensare a meriti che si acquisiscano col sopportare le varie tribolazioni della vita, ma c’è soltanto da ringraziare e lodare Dio che, per il suo amore misericordioso, in Cristo si è fatto Emmanuele, cioè "Dio con noi", pure nelle nostre afflizioni e nella nostra morte, per liberarcene pienamente.




Ma come ce ne libera? Esattamente come ha liberato colui che ha fatto le nostre stesse esperienze angosciose fino a morire come noi. Infatti Dio lo ha liberato risuscitandolo a vita nuova, gloriosa e immortale! Perciò la risurrezione di Gesù Cristo, avvenuta "veramente" - come ne testimoniano coloro che ne sono stati resi così certi da affrontare persino il martirio per affermarla - è il grande pegno di Dio che ci assicura che quanto ha già fatto per Cristo lo farà immancabilmente anche per noi.
Questa è la Parola che Dio ci rivolge in Cristo, una Parola "incarnata" nella sua persona, in tutta la sua vicenda umana e nella sua risurrezione.


Davanti a questa Parola ci sono due atteggiamenti diversi, rappresentati da quei due uomini crocifissi: uno è quello dello scandalizzato e ribelle che inveisce contro Gesù: "Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi"; l’altro è quello umile, altrettanto crocifisso e sofferente quanto il primo, che riconosce le proprie colpe, non inveisce, ma si rimette alla misericordia di Cristo che rivela quella del Padre. A questo Gesù dice: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso". Credo che Gesù avrebbe detto queste parole anche all’altro, perché è morto in croce per salvare pure lui. La sola differenza è che costui, pur essendo oggetto della misericordia e del perdono di Dio in Cristo quanto l’altro, non credendolo, muore disperato; mentre l’altro muore nella stupenda consolazione della fede e della speranza.
A quale delle due esperienze vorremmo che corrispondesse la nostra in vita e davanti alla morte? Dipende solo da come effettivamente vediamo, valutiamo e accogliamo il fatto della croce e della risurrezione di Cristo in relazione con i guai nostri e degli altri esseri umani.




tratto da:
www.chiesavaldese.org

AOSTA VALDESE - Culto Evangelico di PASQUA



AOSTA
Culto Evangelico di PASQUA DI RISURREZIONE
Via Croix de Ville, 11 - Aosta
ore 10.30


Gesù dice: «Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli,
e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti»
(Apocalisse 1,18)


Io confido nel Signore (Salmo 11,1)

Sappiamo che colui che risuscitò il Signore Gesù,
risusciterà anche noi (II Corinzi 4,14)

CULTO EVANGELICO DI PASQUA 2011 IN TV

giovedì 21 aprile 2011

PACE PER LA PALESTINA - PACE PER ISRAELE

DUE BAMBINI GUARDANO AL FUTURO

Signore,
fa che non ci siano più case bruciate
come alberi senza foglie, ma che
attorno a noi ci siano
soltanto fiori.
Fa che la gente non porti più fucili,
ma regali,
che non ci sia più miseria e disperazione,
ma gioia e serenità.
Signore, quando sento una sirena,
se è un malato guariscilo presto,
se è un incendio, spegnilo subito
e che non ci siano né morti né feriti.
Signore, abbi pietà di noi e salvaci.
Punisci i cattivi, se credi,
ma non severamente,
perché non sanno quello che fanno.
Grazie, Signore, per tutto
quello che hai fatto.
Ma manca l’amore.
Gli uccelli e i fiori lo hanno,
ma gli uomini non l’hanno.


un bambino libanese




Avevo una scatola di colori
alcuni caldi, altri molti freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti:
non avevo il nero per il pianto degli orfani;
non avevo il bianco per le mani ed il volto dei morti.
Ma avevo l’arancio, per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
ed il celeste dei chiari cieli splendenti
ed il rosa per i sogni ed il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

una bambina israeliana



tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA, 
In Attesa del Mattino,
raccolta di testi di fede,
stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, p. 123.

martedì 19 aprile 2011

SIGNORE, NOI CREDIAMO, SOCCORRI LA NOSTRA INCREDULITA'


Signore, noi sappiamo che tu vuoi un mondo migliore. Percepiamo la tua volontà, ma non sappiamo come realizzarla. 
Aprici gli occhi. Dacci fantasia. Donaci forza per agire senza paura. 
Trasforma il mondo, servendoti di noi, tuoi strumenti. Signore, noi crediamo, soccorri la nostra incredulità.

                                                           Jörg Zink

tratto da:
Un Giorno Una Parola. Letture bibliche quotidiane per il 2011,
Claudiana Editrice, Torino, 2010.

AOSTA VALDESE - Culto del Giovedì Santo





AOSTA VALDESE - Via Croix de Ville, 11.


Giovedì 21 aprile 2011 
ore 18.00 
- Culto del Giovedì Santo

Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; 
il Signore è pietoso
e misericordioso 


(Salmo 111,4)