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lunedì 18 aprile 2011

INCONTRO ECUMENICO ALLA COMUNITA' DI FOVE (Saint-Marcel)

Liturgia ecumenica
della Veglia pasquale


Sabato Santo 23 Aprile 2011


Comunità di Fove 
Chiesa evangelica valdese di Aosta


Presiede il pastore


Pieter Bouman


assistito dall'anziano di chiesa L. Sandro Di Tommaso


inizio alle ore 21.00
presso la cappella della comunità di Fove
(Saint-Marcel)

sabato 16 aprile 2011

DOMENICA DELLE PALME

Le Palme
di Giorgio Tourn

«Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Marco 11,9)

Nella tradizione cristiana la settimana santa si apre con la domenica delle palme, così detta perché gli evangelisti narrano che fra i pellegrini si notavano delle persone che avevano in mano dei rami di palma che agitavano in segno di gioia, di festa.



Dove stavano andando? Si trattava di ebrei che salivano a Gerusalemme in pellegrinaggio per partecipare alle cerimonie nel tempio, dove si svolgevano ancora i sacrifici prescritti dalla Legge (il tempio sarà distrutto una quarantina d’anni più tardi dai romani), ma soprattutto per celebravi la Pasqua. Era , ed è tuttora, una delle grandi feste della religione ebraica che ricorda l’uscita dall’Egitto del popolo di Israele al tempo di Mosè; non era una cerimonia pubblica ma famigliare, si celebrava in casa presieduta dal padre di famiglia, ma vivere quella festa pasquale a Gerusalemme assumeva significato particolare. Analogamente si può dire che trascorrere i giorni della settimana santa a Roma, per un cattolico al giorno d’oggi, pur non aggiungendo niente alla fede, è certo esperienza significativa.

Gesù ed un gruppo dei suoi discepoli sale dunque a Gerusalemme insieme a molti altri pellegrini per questa circostanza, si trattiene nella città fino al giovedì, quando verrà arrestato per essere crocifisso il giorno seguente.

L’episodio delle palme si colloca proprio durante questa marcia del pellegrini verso la città santa. Non va dimenticato che tutto ciò che riguarda la vita, le parole, i miracoli di Gesù, e cioè gli avvenimenti che accompagnano la sua esistenza, è narrato dagli evangelisti molto tempo dopo la sua morte e la sua risurrezione. Sono ricordi rivissuti alla luce di quello che è accaduto successivamente; quel giorno i discepoli non conoscevano quello che noi conosciamo, neppure sappiamo cosa pensassero, probabilmente che Gesù sarebbe stato accolto dai sacerdoti e avrebbe ricevuto una investitura ufficiale come maestro della legge, profeta.

Secondo la tradizione il corteo dei pellegrini canta dei salmi, ed esprime la sua lode appunto agitando rami di palme, simbolo della gloria, della lode. Le parole «Benedetto colui che viene nel nome del Signore», come «Osanna nei luoghi altissimi» sono appunto parole di questi salmi, che cantano tutti, anche i discepoli. Sono parole che annunziano la venuta del Cristo, del salvatore atteso messaggero del regno di Dio ma nessuno sa che è presente nel corteo, che Gesù è Colui che viene nel nome del Dio. Neppure i discepoli sono pienamente consapevoli di questo fatto, e solo a posteriori, dopo la risurrezione, ricordando quella giornata si rendono conto che si erano cantate le lodi di Gesù.

L’episodio letto oggi ha un messaggio molto chiaro: Gesù è il Salvatore che realizza le profezie; ma allora non era così, cantando i salmi antichi la gente pensava di esprimere la sua fede tradizionale, non era consapevole del fatto che gli stava rendendo omaggio.

Chissà quante volte nella vita abbiamo anche noi camminato accanto a Dio, o meglio con Dio accanto a noi (perché letto nell’ottica cristiana Gesù è la presenza di Dio) e non ce ne siamo accorti e abbiamo parlato di lui senza esserne consapevoli. Il credente è quello che sa riconoscere la presenza di Dio nella vita ma Dio non è presente solo per i credenti.




tratto da: www.chiesavaldese.org

giovedì 14 aprile 2011

DIALOGO TRA FEDE E INCREDULITA'

DIALOGHI CON PAOLO RICCA
Credenti e non credenti: chi sono i migliori?


Alla domanda: «Il cristianesimo di speciale che cosa può offrire?» Hans Küng ha risposto così: «Molto. Naturalmente va capito che anche nelle altre religioni si trovano tanti valori, e che una visione etica e spirituale si nutre anche dell’apporto che viene dagli agnostici, dagli scettici, dagli atei. Insomma, il cristianesimo non può pretendere di cambiare da solo il mondo». Per Sergio Quinzio si può anche dire che «il credente ha bisogno dell’incredulo, in assenza del quale, com’è troppe volte accaduto, la sua fede si trasforma in un tranquillo e non di rado ottuso sistema di certezze». E Heidegger ha scritto: «La fede che non si espone costantemente alla possibilità dell’incredulità, non è neppure una fede». Contrariamente a queste affermazioni, la fede cristiana ufficiale continua a presentarsi come lo schieramento di coloro che hanno una risposta pronta per ogni domanda, ancora prima che cominci il dialogo, per cui oggi, nel tempo in cui sarebbe sommamente utile, manca un vero dialogo con chi non crede o non si pronuncia su Dio. Non solo, ma i cosiddetti «senza Dio», cioè gli atei e gli agnostici, vengono da più parti dipinti a tinte scure, sostenendo che non possono, per principio, predicare e praticare nulla di veramente buono, e che la loro etica è inevitabilmente di qualità inferiore a quella dei credenti. E si conclude affermando che occorre diffidare di loro e contrastare le loro istanze laiche nella società civile. I fatti però smentiscono questa visione delle cose. Fede in Dio e moralità non vanno necessariamente di pari passo e non basta essere credenti per essere persone migliori, spiritualmente e moralmente. Magari fosse così! Staremmo certo tutti meglio, vista l’altissima percentuale di credenti nel mondo (ben i cinque sesti della popolazione). Purtroppo dobbiamo constatare che la Chiesa non ha migliorato gran che il mondo in cui pure per tanti secoli ha svolto una funzione egemone e che anche nel nostro tempo i cristiani non eccellono in virtù come sarebbe lecito aspettarsi.
Michele Turrisi – Latisana (Ud)


Le domande (implicite) in questa lettera sono due.
La prima riguarda il dialogo tra fede e incredulità;
la seconda riguarda la moralità dei credenti rispetto a quella dei non credenti:
se sia migliore oppure no.
Sono due domande alle quali non è facile rispondere, ma sono importanti, ed è bene affrontarle.

Il nostro lettore osserva, giustamente, che in fondo un vero dialogo tra fede e incredulità non c’è, o è molto raro, anche perché la fede ritiene, in generale (ci sono eccezioni, ma sono, appunto, eccezioni), di «avere una risposta pronta per ogni domanda», prima ancora che questa venga formulata. Così può accadere che la fede, o la teologia, o la Chiesa rispondano a domande immaginarie che nessuno pone e non rispondano alle domande vere che invece sono poste e restano inevase. Va però detto che il dialogo tra fede e incredulità non è facile per almeno due motivi. Il primo è che l’incredulità ha molte facce e ciascuna di queste esige un dialogo diverso. C’è, come è noto, una faccia religiosa dell’incredulità, contro cui Gesù ha molto combattuto: la chiama «ipocrisia».
C’è un’altra faccia dell’incredulità, che è quella del Grande Inquisitore, che rimprovera Gesù per non aver ceduto alle tre proposte dello «Spirito intelligente del deserto» (le cosiddette «tentazioni») e aver così creato una religione fallimentare, che la Chiesa ha poi opportunamente corretto, mettendo in pratica proprio quelle tre proposte: dialogare con questo tipo di incredulità significa dialogare, se così posso dire, con il diavolo.
C’è poi un’incredulità di altra natura, molto vicina alla fede, quasi la sua ombra: dialogare con questa forma di incredulità significa, per il credente, dialogare con se stesso e con Dio. Ma c’è naturalmente anche l’incredulità nel senso abituale del termine: la negazione pura e semplice di Dio, molto frequente nel nostro tempo come in tutta la modernità, quasi un suo distintivo. Una recente testimonianza di pochi giorni fa l’ha resa un eminente scienziato – un fisico di fama mondiale, prossimo candidato, si dice, al premio Nobel – il quale ha dichiarato con molta tranquillità: «Per me Dio non è neppure un’ipotesi». È chiaro che se Dio non è neppure un’ipotesi, il dialogo con la fede non è facile. Certo, si potrebbe cominciare a chiedere a questo interlocutore perché, per lui, Dio non è neppure un’ipotesi. Ma l’impressione è che il dialogo, più che difficile, sia indesiderato. Come se fosse una perdita di tempo.

C’è però una seconda ragione della difficoltà del dialogo tra fede e incredulità: è che la storia dei loro rapporti è stata finora una storia abbastanza infelice. Durante molti secoli infatti la fede, o meglio la Chiesa che in quel momento storico le dava corpo, ha represso duramente l’incredulità o l’ateismo, punendolo anche con la pena capitale. Ancora nel Cinquecento la negazione della Trinità era considerata una forma di ateismo e perseguita con la morte o l’esilio. La fede non tollerava l’ateismo. Persino John Locke, nella sua celebre e, per quel tempo, e per molti aspetti anche per il nostro, eccellente Lettera sulla tolleranza (1689) negava agli atei (e ai cattolici) il diritto di far parte della comunità civile. Quando poi, a partire dal Rinascimento, ma soprattutto dal Seicento in avanti, la cultura si è emancipata dalla Chiesa e dalla visione religiosa del mondo, essa si è in vari modi pronunciata negativamente sulla fede identificandola con la superstizione, e ha interpretato la religione o come fase infantile nella storia dell’umanità, che l’«uomo adulto» non può fare altro che abbandonare oppure come una forza alienante che nella società produce strutture e mentalità conservatrici per non dire reazionarie, e negli individui genera illusioni e inibizioni che ostacolano il libero sviluppo della persona. Così da un lato la fede mantiene il suo pregiudizio negativo nei confronti dell’ateismo e dell’agnosticismo giudicandoli nocivi per l’uomo, e dall’altro l’incredulità mantiene il suo giudizio negativo sulla religione giudicandola una forma di infantilismo culturale. Parafrasando una parola evangelica potremmo dire che il credente si chiede: «Può forse venir qualcosa di buono dall’ateismo?» (Giovanni 1, 46), e l’ateo si chiede: «Può forse venir qualcosa di buono dalla religione?». In queste condizioni il dialogo è effettivamente difficile.
Ma non è impossibile. Per avviarlo in modo costruttivo occorre ovviamente, in primo luogo, abbandonare ogni presunzione di superiorità della fede sull’incredulità (senza peraltro cadere nel complesso opposto di inferiorità della prima nei confronti della seconda, quasi che la fede fosse una debolezza o menomazione dello spirito). In secondo luogo occorre superare l’idea che associa e quasi imprigiona Dio nello spazio religioso del sacro, mentre Dio è aldilà della polarità sacro-profano, quindi è libero e presente tanto nella dimensione laica della vita, personale e collettiva, quanto in quella religiosa, e forse più nella prima che nella seconda. In terzo luogo è indispensabile che fede e incredulità si prendano reciprocamente molto sul serio, cercando ciascuna anzitutto di capire le ragioni dell’altra. Così ha fatto Dietrich Bonhoeffer nelle sue Lettere dal carcere, nel suo programma (appena abbozzato) di «cristianesimo non religioso», e nella sua poesia «Cristiani e pagani». In Italia oggi, tra i cristiani, c’è mons. Gianfranco Ravasi che cerca di avviare questo dialogo. È significativo che un suo volume intitolato Preghiere (Mondadori 2000) rechi come sottotitolo «L’ateo e il credente davanti a Dio», e si apra con un capitolo dedicato «Al Dio ignoto»: la preghiera dell’ateo. Leggendolo ci si accorge subito che Ravasi non si propone di addomesticare l’ateo inducendolo a pregare, ma vuole semplicemente ascoltare, prima di ogni altra, la sua voce, talvolta più autentica di quella di credenti che a Dio non sanno dire altro che pie banalità. A riprova Ravasi cita in apertura il grande poeta tragico greco Eschilo: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze: dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?».
La risposta al secondo interrogativo può essere molto breve per il semplice motivo che non la posso dare. Solo Dio conosce i cuori e solo lui sa dove c’è moralità e dove invece c’è apparenza di moralità. E comunque è sempre antipatico redigere classifiche, soprattutto di questo genere. Comunque non sembra, in generale, che ci sia molta più moralità nella Chiesa che fuori – lo dico a nostra vergogna, di noi che osiamo chiamarci cristiani. Una cosa è certa, l’ha detta Gesù: «A chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato, e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà» (Luca 12, 48): Ai cristiani è stato indubbiamente dato e affidato molto. Perciò l’apostolo Paolo li esorta a dedicarsi alla loro salvezza «con timore e tremore» (Filippesi 2, 12).


Tratto dalla rubrica:
Dialoghi con Paolo Ricca del settimanale Riforma 
del 14 gennaio 2011


si veda anche: www.chiesavaldese.org

martedì 12 aprile 2011

ATEISMO PRATICO E IMPEGNO DEI CREDENTI: UN LIBRO DI LEO SANDRO DI TOMMASO




Il 900° anniversario del dies natalis di Anselmo ha consentito all’autore, che ha collaborato, nel suo piccolo, a far conoscere in Valle d’Aosta la recezione di Anselmo da parte del protestantesimo, di prendere spunto dal pensiero del Doctor magnificus per riflettere sulla fede operosa dei cristiani dei nostri tempi e sulle possibili vie per dimostrare fattivamente la loro fede. Lo stesso Evangelo afferma che alla fine, tra la fede, la speranza e l’amore, quest’ultimo rimarrà per sempre. E non è detto che esso sia appannaggio dei soli credenti.





Leo Sandro Di Tommaso,
Ateismo pratico e impegno dei credenti 
Omaggio ad Anselmo di Aosta nel IX centenario della sua morte,
Prefazione di Donatella Corti,
Roger Sarteur Editore, Aosta, 2009, pp. 64.







   


giovedì 7 aprile 2011

DIO CI SCRIVE...

"Monologo…”
Mentre ti alzavi questa mattina, io ti stavo osservando. Speravo che tu mi parlassi, anche solo qualche parola, domandando il mio parere su qualche argomento o ringraziandomi per qualcosa di buono che ti era capitato ieri. Ho notato che eri molto occupato…a cercare i vestiti adatti da indossare per andare al lavoro. Continuavo ad aspettare mentre ti preparavi correndo per la casa; credevo che avresti trovato qualche minuto per fermarti e dirmi: “Ciao!”, ma eri troppo occupato.
Per vedere se finalmente notavi la mia presenza, accesi il cielo per te, lo riempii di colori e di dolci canti di uccelli…però neppure te ne eri accorto.
Ti ho guardato mentre andavi verso il lavoro e ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Suppongo che, con tante attività, fossi troppo occupato per dirmi qualcosa.
Di ritorno dal tuo lavoro, ho visto la tua stanchezza e ho voluto mandarti la pioggia perché l’acqua si portasse via il tuo stress. Ho pensato che facendoti questo piacere, ti saresti ricordato di me. Invece, infuriato, hai offeso il mio nome. Desideravo tanto che mi parlassi…comunque restava ancora abbastanza tempo. Hai acceso la televisione: ho aspettato pazientemente mentre vedevi il tuo programma preferito. Dopo hai cenato e ti sei dimenticato di me. Vedendoti stanco ho capito il tuo silenzio, e ho spento lo splendore del cielo, ma non ti ho lasciato nel buio: l’ho tramutato in un luccichio di stelle…
E’ stato bello, peccato che non te ne sia accorto.
All’ora di dormire credo che tu fossi già sfinito. Hai augurato la buona notte ai tuoi familiari, sei andato a letto e ti sei addormentato subito. Ho accompagnato con una musica i tuoi sogni, e i miei animali notturni hanno dato sfoggio di sé… Ma non importa: può darsi che tu non ti renda conto che sono sempre lì per te. Ho più pazienza di quanto tu possa immaginare. Vorrei fartela vedere, perché tu possa averla anche con gli altri. Ti amo così tanto che aspetto ogni giorno una preghiera da te.
Ora ti stai alzando di nuovo… non mi resta altro che continuare ad amarti e a sperare che almeno oggi tu mi possa dedicare un po’ di tempo.
Ti auguro una buona giornata. 

TUO PADRE "ABBÀ", DIO.




(tratto da:
APL informazioni,
notiziario della
Associazione Professori e Cultori di Liturgia,
Anno XXXIV,
20 marzo 2005, n. 82, pp. 20-21).

martedì 5 aprile 2011

LA PREZIOSA RISORSA DELLA PREGHIERA

ALL'INCROCIO DELLE STRADE


Signore, avrei un gran bisogno del tuo aiuto,
perché il pericolo appare grande.
Ecco perché mi sono fermato
all'incrocio delle strade
e guardo con apprensione quanto succede;
mi sento sollevato dalla preghiera
e posso proseguire il mio cammino.
Ci incontreremo lungo la via,
Signore.


                                                      Juan Marco Rivera,
                                                          Porto Rico



tratto da:

Comitato Italiano per la CEVAA,
In Attesa del Mattino,
raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson.

Stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 1991,
p. 23.

giovedì 31 marzo 2011

ETTY HILLESUM

«Se noi salveremo solo i nostri corpi dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva.»

Etty Hillesum


Video tratto dal programma di Rai Educational "Cult Book"

lunedì 28 marzo 2011

ECUMENISMO: IMPORTANTI RACCOLTE DI DOCUMENTI




Cereti Giovanni, Puglisi James F. (a cura di)
ENCHIRIDION OECUMENICUM 10
Documenti del dialogo teologico interconfessionale. Dialoghi locali 2002-2005
Anno: 2010 (novembre)
Edizione: 1
Pagine: 1440
Collana: Enchiridion Oecumenicum





Descrizione dell'opera

Prosegue - dopo i volumi 2, 4 e 8 - la raccolta dei principali documenti del dialogo interconfessionale a livello nazionale e, talora, continentale, raccolti e tradotti da una pluralità di fonti e pubblicazioni e in grandissima parte inediti - e spesso poco noti - in Italia. Tra i più importanti, per l'Europa, Un solo maestro del gruppo francese di Dombes, dedicato all'autorità nella Chiesa, e alcuni corposi documenti del dialogo tra anglicani e battisti e tra anglicani e metodisti in Gran Bretagna. Per gli Stati Uniti vanno segnalati la lunga dichiarazione comune di cattolici e luterani La chiesa come kôinonia di salvezza e una serie di documenti che regola lo scambio dei ministri tra varie Chiese. Uno strumento indispensabile per tutti coloro che sono interessati a conoscere e studiare come procede, tra speranze e difficoltà, il cammino ecumenico.

Note sui curatori

GIOVANNI CERETI è stato ordinato sacerdote nel 1960, dopo la laurea in giurisprudenza conseguita all'Università di Genova nel 1956. Ha esercitato il ministero pastorale a Genova, a Bouar (Repubblica Centrafricana) e a Roma, dove attualmente è rettore di San Giovanni dei Genovesi in Trastevere. Dottore in teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana, è stato docente di ecumenismo e di dialogo interreligioso in diversi atenei e istituti teologici, fra i quali l'Istituto di Studi ecumenici "San Bernardino" di Venezia e la Facoltà teologica Marianum di Roma. Nel 1976 ha iniziato il cammino della Fraternità degli Anawim e nel 1980 ha fondato la sezione italiana della World Conference of Religions for Peace, movimenti di cui è ancora responsabile. Con le EDB ha pubblicato: Divorzio nuove nozze e penitenza nella chiesa primitiva (21998), Per un'ecclesiologia ecumenica (2003) e Le Chiese cristiane di fronte al papato. Il ministero petrino del vescovo di Roma nei documenti del dialogo ecumenico (2006); insieme a S. Voicu ha curato il primo e il secondo tomo degli Enchiridion Oecumenicum; insieme ad A. Filippi e L. Sartori ha curato l'edizione italiana del Dizionario del movimento ecumenico (1994).
JAMES F. PUGLISI è ministro generale dei frati francescani dell'Atonement. Insegna ecclesiologia, ecumenismo e sacramenti presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, la Pontificia Università Antonianum, la Pontificia UniversitàAngelicum e l'Istituto di Studi ecumenici "San Bernardino" di Venezia. È inoltre direttore del Centro Pro Unione.
Insieme, i due hanno curato il terzo, il quarto, il settimo e l'ottavo tomo degli Enchiridion Oecumenicum.





Rosso Stefano, Ceronetti Gianfranco (a cura di)
ENCHIRIDION OECUMENICUM 9/1


Fede e Costituzione
                                 Meeting 1967-1982
EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA EDB

Anno:
 2010 (novembre)
Edizione: 1
Pagine: 1500
Collana: Enchiridion Oecumenicum







Descrizione dell'opera

Fede e Costituzione (FC), dal 1948 commissione del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), ne costituisce la testa pensante e l'organismo più esteso, nonché l'unico veramente «ecumenico», partecipandovi a pieno titolo la Chiesa cattolica e avendo sempre avuto come preoccupazione centrale l'unità della Chiesa. È infatti a FC che sono affidati lo studio e l'approfondimento di molti dei problemi fondamentali che si affacciano con urgenza nella vita del CEC.
Per trent'anni, dalla Conferenza di Montréal (1963) alla Conferenza di Santiago de Compostela (1993), FC non ha tenuto conferenze a livello mondiale, ma ogni tre o quattro anni ha svolto le riunioni regolari del Consiglio permanente, ha portato avanti studi e ha elaborato documenti a servizio dell'ecumenismo. Tale periodo è segnato da un'attività teologica di alta qualità, che ha stimolato le Chiese a interrogarsi sulle vie dell'unità. In questo tempo sono stati redatti documenti in numero cospicuo, che hanno reso possibili passi decisivi, ritenuti irreversibili.
Dopo gli atti delle conferenze mondiali di FC (Enchiridion Oecumenicum 6), si propongono ora gli atti dei cinque incontri della commissione tenutisi dal 1967 al 1982 (Bristol, Lovanio, Accra, Bangalore e Lima). Si tratta di documenti ormai reperibili soltanto presso le biblioteche specializzate, determinanti per l'aggiornamento e il rinnovamento della vita interna di molte Chiese, e per l'intensificazione e l'approfondimento dei rapporti fra le Chiese e le varie comunioni.

Note sui curatori

STEFANO ROSSO, sacerdote salesiano, è nato a Piovà Massaia (AT). Si è laureato in teologia liturgica al Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo (Roma). È docente di liturgia presso la sezione torinese dell'Università Pontificia Salesiana. È impegnato nel movimento ecumenico. Ha pubblicato tra gli altri: Un popolo di sacerdoti. Saggio di liturgia fondamentale, LAS, Roma 1999; Il segno del tempo nella liturgia. Anno liturgico e liturgia delle ore, Elledici, Torino 2002. Presso le EDB ha curato, insieme a Emilia Turco, Enchiridion Oecumenicum 6. Fede e Costituzione. Conferenze mondiali 1927-1993 (2005)e 5. Consiglio Ecumenico delle Chiese. Assemblee generali 1948-1998(2001). Ha inoltre collaborato a voci di dizionari e ad opere collettive di carattere teologico-liturgico.
GIANFRANCO CERONETTI collabora con la Commissione interregionale per l'ecumenismo e il dialogo Piemonte-Valle d'Aosta. Ha curato, insieme a Stefano Rosso ed Emilia Turco, Dialogo come progetto. 2. Le tradizioni religiose dell'Asia, Torino 2005.


www.dehoniane.it

venerdì 25 marzo 2011

UNA PICCOLA SCUOLA PER GRANDI PREGHIERE



GETSEMANI
Artista: Vie de Jesus Mafa (Africa contemporanea)


IL CENACOLO
MEDITAZIONI PER OGNI GIORNO

ANNO LX - N.2 - MARZO - APRILE 2011
PUBBLICAZIONE BIMESTRALE

meditazioni giornaliere per il culto
individuale e familiare



tratto da p. 2:

COME USARE OGNI GIORNO

ICENACOLO



Prima di iniziare: siedi in silenzio per circa 30 secondi in modo da rasserenare il tuo spirito. Poi fa dei respiri profondi e mettiti a tuo agio.


Leggere: per prepararti alla meditazione apri la Bibbia e leggi il passo consigliato sotto il titolo. Dopo averlo letto, raccogliti per qualche istante per riflettere sul tuo brano. Cosa ti viene in mente? Cosa ha attirato la tua attenzione?


Versetto citato: si ricollega al significato fondamentale della lettura del giorno. Leggilo con attenzione e pensa a cosa significa per te. Se memorizzare ti risulta facile, puoi provare a imparare a memoria un versetto una volta o due la settimana.

La “storia”: le meditazioni sono scritte da persone che vivono in diverse parti del mondo. Dopo aver letto la parte principale della pagina, soffermati chiedendoti:
“Quale collegamento alla mia vita hanno le parole di questa persona?”

La preghiera: concludi il tuo momento di raccoglimento usando la preghiera alla fine della pagina. Potresti voler aggiungere qualcosa, ricordando persone o situazioni che ti sono venute in mente durante la tua riflessione.

Pensiero del giorno: è un invito a dare un senso alla lettura del giorno. Ripetilo a te stesso più volte durante la giornata e tienilo a mente per ricordare quello che hai ricevuto dal Signore durante il tuo raccoglimento.



Redazione italiana

Coordinamento editoriale: Giunio Censi

Supervisione teologico - pastorale: Aurelio Penna

Graphic designer: Paolo Manocchio

Traduzione dall'inglese a cura di:

Luca Brenga, Giosiana Ghisolfi, Margaret Tait, Anna Vanzulli

Per abbonamenti e corrispondenze scrivere a:

"Il Cenacolo" c/o O.P.C.E.M.I.
Via Firenze n.38 - 00184 Roma
e-mail: cenacolo@chiesavaldese.org


Direttore responsabile: Paolo Manocchio

giovedì 24 marzo 2011

Il rammarico della FCEI dopo la sentenza della Corte europea


Crocifisso


Il rammarico della FCEI dopo la sentenza della Corte europea



Roma (NEV), 23 marzo 2011 - A poche ore dalla pubblicazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) di Strasburgo nel caso Lautsi contro l'Italia sul crocifisso nelle aule scolastiche, lo scorso 18 marzo la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha diffuso il seguente comunicato stampa:

"La FCEI si rammarica che il 'caso italiano' sia stato ancora una volta occasione di una normativa eccezionale, che non realizza pienamente uno Stato laico, in cui tutti possano riconoscersi, senza discriminazione di credo religioso o altro (art. 3 della Costituzione Italiana). I crocifissi continueranno a essere presenti nelle aule scolastiche e nei tribunali, ma per le minoranze che hanno ricevuto i diritti civili 
e di culto poco più di 150 anni fa, come le chiese evangeliche, questi crocifissi non rimanderanno a una comune appartenenza o cultura italiana.

Essi appariranno invece, come sono, retaggio di una società dominata dalla cultura cattolica e dai suoi simboli. Pur conoscendo, a livello ecumenico, che le forze migliori della chiesa cattolica si propongono di costruire insieme una società di convivenza multireligiosa e interculturale, invitiamo ad approfondire il confronto sui temi della laicità e in particolare di una presenza plurale nella scuola pubblica".

Nella sentenza della CEDU, che definisce il crocifisso quale "simbolo passivo", si legge tra l'altro: "se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare una violazione dell’articolo 2 del Protocollo n° 1", quello cioè riferito al diritto fondamentale all'istruzione. Inoltre la CEDU considera che "non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne", dato che in Italia "il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e che la Corte Costituzionale non si è pronunciata sulla questione". Con questa decisione la Grande Camera della CEDU a grande maggioranza (15 giudici contro 2) ha ribaltato quanto reso il 3 novembre 2009 in prima istanza all'unanimità dai 7 giudici della Camera (vedi NEV 44 e 45/09).



Crocifisso in aula/2. Disappunto del mondo protestante per la sentenza CEDU
"Un'occasione persa per la laicità dello Stato", "Il crocifisso non è un simbolo di dominio"

Roma (NEV), 23 marzo 2011 - Non è piaciuta ai protestanti l'assoluzione dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) nel caso Lautsi sull'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche. L'Agenzia stampa NEV - in seguito alla pronuncia della sentenza del 18 marzo, che ha ribaltato quella emessa in prima istanza dalla CEDU nel novembre 2009 - ha raccolto le reazioni a caldo di luterani, battisti, avventisti, valdesi e metodisti.
La pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha accolto con "grave disappunto" la sentenza, che "conferma l'ambiguità e la contraddittorietà della normativa italiana sulla materia: da una parte non si ha il coraggio di affermare che il crocifisso è obbligatorio, mentre dall'altra si teme di dispiacere le gerarchie vaticane non sciogliendo un nodo che si trascina ormai da decenni da una Corte all'altra. Valdesi e metodisti italiani restano convinti che l'esposizione del crocifisso nelle sedi istituzionali violi il principio supremo di laicità dello Stato e di pluralismo culturale e confessionale. Come credenti ci preoccupa che un simbolo della fede cristiana venga imposto come espressione di una cultura e di una civiltà. Per parte nostra né il crocifisso, né la nuda croce possono essere imposti come simboli di una tradizione, ma possono essere soltanto il contenuto di una predicazione e di una testimonianza liberamente rese".
Il pastore Ulrich Eckert, vice decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), ha dichiarato: "Per i luterani, il crocifisso o la croce è il simbolo più alto che riassume il dono che Dio fa di sé all'umanità. Non esigiamo che il crocifisso venga esposto in luoghi pubblici in quanto simbolo di fede, ma non siamo contrari alla sua esposizione come simbolo di un richiamo alla tradizione viva della fede cristiana. E' però fondamentale rispettare la richiesta di toglierlo ove qualcuno se ne veda disturbato, proprio per evitare l'uso di questo simbolo di amore e di solidarietà come simbolo di dominio. Siamo contrari all'uso del crocifisso come segno di affermazione di una presunta supremazia della fede cristiana nella società pluralistica, democratica e quindi ispirata a criteri di giustizia, uguaglianza e laicità. Guai a chi spera di concentrare il difficile e importante compito di un'autentica testimonianza delle fede nel Signore Gesù Cristo sull'affissione di simboli".
Per il pastore Raffaele Volpe, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI) "ora che la Grande Camera della Corte europea ha assolto l'Italia, per noi protestanti non resta altro da fare che tornare alla grande corte della nostra coscienza. Davanti a questo tribunale noi conserveremo la nostra posizione che riteniamo non solo buona, ma anche giusta. Lo faremo attraverso la nostra testimonianza, la nostra civile disobbedienza, nel nome del Dio che professiamo, ma anche nel nome della ragione".
L'avventista Dora Bognandi, segretario nazionale dell'Associazione internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR), ha dichiarato: "E' una sentenza alla Ponzio Pilato: in pratica la Corte di Strasburgo se ne lava le mani. Ancora una volta si è dimostrato che spesso si sceglie di non dispiacere il più forte. Un'occasione persa per aiutare il nostro paese a scegliere la via della laicità".
Amareggiata anche l'Alleanza evangelica Italiana (AEI), che in un comunicato diffuso il 21 marzo riassume le ragioni che non permettono di accettare il "crocifisso di stato". Per l'AEI l'esposizione di questo simbolo, peraltro tipicamente cattolico romano, come viene sottolineato, "rappresenta ancora oggi un modo efficace di 'marcare il territorio' e affermare la propria egemonia nei confronti di tutti gli altri". Pertanto deplora il fatto che "il crocifisso sia strumentalizzato per finalità di potere che nulla hanno a che fare con la laicità dello Stato e il significato della croce".


Per informazioni:
Agenzia NEV - Notizie Evangeliche
Federazione delle chiese evangeliche in Italia
tel. 06/48.25.120
fax 06/48.28.728
e-mail: Agenzia Stampa NEV  

lunedì 21 marzo 2011

Giornata Mondiale di Preghiera ad Aosta



Giornata Mondiale di Preghiera ad Aosta - Domenica 13 marzo 2011

Fotografie a cura di: Iulian SAVA della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno
 che ringraziamo

venerdì 18 marzo 2011

GIAPPONE: PER LE VITTIME DEL TERREMOTO


La FCEI invita le chiese alla preghiera e lancia una sottoscrizione di solidarietà

 
Roma (NEV), 16 marzo 2011 - Profondamente scioccato dal terremoto di magnitudo 9 della scala Richter che ha scosso il Giappone lo scorso 11 marzo, e dal successivo tsunami e alla sua forza devastatrice che ha distrutto le città sulla costa nord occidentale del Sol levante, il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha aperto una sottoscrizione a favore delle vittime.

Di seguito il messaggio del Consiglio FCEI: "Come federazione di chiese e come comunità di credenti, siamo vicini al popolo del Giappone, che sta sopportando catastrofi enormi. Invitiamo le chiese a rivolgere le loro preghiere al Dio che si è rivelato in Gesù Cristo come Dio della riconciliazione e della pienezza di vita. Nel periodo che precede la Pasqua invitiamo a pregare nelle chiese per le vittime del terremoto e dello tsunami, per coloro che hanno perso le tracce dei loro cari, che hanno visto travolgere le loro città dalla violenza dell’acqua. La nostra intercessione e la nostra solidarietà materiale accompagneranno quanti stanno cercando i sopravvissuti. Di fronte alla minaccia di una catastrofe nucleare che svela la fragilità della vita umana invochiamo il Dio del creato intero, che risparmi il peggio e ci aiuti ad affrontare con intelligenza le conseguenze di una tale eventuale devastazione. Diversi Salmi ci parlano di Dio come di una rocca sicura e stabile: possa questa rocca costituire un rifugio sicuro per tutti e tutte coloro che cercano oggi riparo dalla paura e dall’angoscia della morte". Segue la citazione del Salmo 61: "O Dio, ascolta il mio grido, sii attento alla mia preghiera. Dall'estremità della terra io grido a te, con cuore abbattuto; conducimi tu alla ròcca ch'è troppo alta per me; poiché tu sei stato un rifugio per me, una torre fortificata dinanzi al nemico".

La FCEI promuove campagne e raccolte di fondi in casi di emergenze umanitarie, che confluiscono nel fondo dell'Action by Churches Together (ACT) Alliance, agenzia umanitaria promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dalla Federazione luterana mondiale (FLM) (actalliance.org). Chi volesse inviare delle donazioni può farlo utilizzando il seguente conto corrente postale specificando la causale "Giappone": ccp n. 38016002 - IBAN: IT 54 S 07601 03200 0000 38016002, intestato a: Federazione delle chiese evangeliche in Italia, via Firenze 38, 00184 Roma (www.fcei.it).


Giappone/2. Messaggi di solidarietà dal mondo ecumenico

Roma (NEV), 16 marzo 2011 - Appelli alla solidarietà con il popolo giapponese e alla preghiera per le vittime del terribile sisma e del successivo tsunami che l'11 marzo ha letteralmente spazzato via intere città sulla costa nord-orientale dell'arcipelago, sono giunti da numerosi organismi di chiese mondiali ed ecumenici. Tanti i leader religiosi che hanno mandato messaggi di vicinanza alla popolazione del Giappone così duramente colpito.

Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), da Seoul in Corea del Sud, dov'è attualmente in visita, il 12 marzo ha lanciato un appello alle chiese di tutto il mondo per pregare per il Giappone e la popolazione giapponese. "Siamo scioccati e tremanti, mentre vediamo quanto siamo vulnerabili come esseri umani di fronte a disastri di questa portata", ha dichiarato Tveit, che così prosegue: "Esprimiamo la nostra più profonda vicinanza e preghiamo per tutte le vittime, per le loro famiglie e per tutti quelli che ora vivono nel timore di ulteriori scosse. Preghiamo per coloro che hanno perso i loro cari o che non riescono a trovarli, per coloro che hanno perso le loro abitazioni o per chi deve affrontare l'impatto di questa enorme distruzione". Tveit rivolge un pensiero anche ai soccorritori "che in queste ore stanno affrontando un compito esigente". Dello stesso tenore gli appelli che arrivano dalle chiese di tutto il mondo, mentre si è messa in moto la macchina dei soccorsi, affiancata, tra le altre, delle tante Agenzie umanitarie cristiane, quali ACT-Action by Churches Together, ADRA, Esercito della Salvezza, BaptistWorldAid, World Vision, United Methodist Committee on Relief, Christian Reformed World Relief Committee.


tratto da: NEV Notizie Evangeliche
www.fcei.it 
in data: 18 marzo 2011