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venerdì 10 giugno 2011

SPIRITO SANTO: FORZA CONCRETA DI GIOIOSA LIBERAZIONE

Vieni Spirito creatore.
Il mondo è stato creato per opera tua.
Continua la tua creazione.
Io stesso, come il mondo,
ho bisogno della tua forza che rinnova.
Ricrea ciò che hai creato.
Collega ciò che è inerte.
Ringiovanisci ciò che è vecchio.
Dacci occhi per vedere la luce,
il creato e l'increato.
Dacci la tua forza che produce frutto
e gioia nello spirito e nel corpo.

Sciogli quanto è irrigidito.
Ridà la vita
a chi è intorpidito dall'ansia.
Dona coraggio ai depressi,
speranza agli scoraggiati,
liberazione ai colpevoli,
fede a chi la cerca.

Ai muti dona la parola.
A chi ama una parola d'amore.
A chi è grato una parola di ringraziamento.
A chi cerca la verità una parola di speranza
e a chi non sa come lodarti,
una parola di lode, mio Dio.

Risuscita i morti,
agli stanchi ridona vigore.
Chi è spossato possa alzarsi
e muoversi chi non cammina.
A chi è disorientato
indica una via.
A una vita senza senso
mostra una mèta.

Vieni Spirito Santo, Dio creatore.




tratto da:
Jörg Zink, Come Pregare,
Traduzione di Giuliana Gandolfo,
Claudiana Editrice.

mercoledì 8 giugno 2011

IL DONO DELLO SPIRITO SANTO

DONACI LO SPIRITO SANTO

Senza lo Spirito Santo
Dio è lontano,
Gesù fa parte del passato
e l'Evangelo rimane lettera morta.

Senza lo Spirito Santo
la Chiesa è una semplice associazione,
l'autorità, una forma di dominio,
la missione, una volgare propaganda,
la liturgia, una manipolazione delle menti,
e la vita cristiana, una morale schiavizzante.

Vieni Signore in mezzo a noi.

Athenagoras





tratto da:


Comitato Italiano per la Cevaa, 
Comunità di Chiese in missione:
Spalanca la finestra, 
raccolta di testi di fede, 
a cura di Renato Coïsson,
stampato ma non pubblicato, 
Trieste, 2000, p. 25.

lunedì 6 giugno 2011

ACQUE, MONTI, ANIMALI E PIANTE SONO PROTAGONISTI INSIEME A PATRIARCHI, RE E PROFETI DI ISRAELE

Agnes Linder, Viaggio attraverso la Bibbia, Edizioni Borla, Roma, 2008.

Viaggio attraverso la bibbia




Agnes Linder
Viaggio attraverso la bibbia
Le acque di Dio
Dio nei suoi monti
Nel regno degli animali
Le piante di Dio




Casa Editrice: EDIZIONI BORLA

Collana: Opere varie scienze religiose
Pagine: 208
Euro: 20
Anno 2008 

- Edizioni BORLA Via delle Fornaci, 50 - 00165 Roma



L'autore

AGNES LINDER, nata a Budapest nel 1961, ha conseguito la laurea in Teologia biblica nel 2001, completando poi la propria formazione presso la Hebrew University di Gerusalemme. È Professore di Sacra Scrittura presso la Pontificia Università «Antonianum» dal 2003. Membro dell'Associazione Biblica Italiana, è autrice di numerosi articoli per varie riviste bibliche, ed ha tenuto conferenze di esegesi biblica in diversi centri religiosi italiani e tedeschi.

In copertina: David Friedman, I sette giorni della creazione (cartolina).


Il libro

II libro propone un percorso esegetico e geografico fra luoghi fisici, legati ad eventi biblici, in cui acque, monti, animali e piante sono protagonisti insieme a patriarchi, re e profeti di Israele. Seguendo le tracce del tour divino, queste pagine, oltre ad offrire nuovi spunti di riflessione, intendono, ove possibile, condividere con il lettore una nuova chiave di lettura, attraverso una singolare e personale interpretazione qabbalistica...
I segreti della lingua ebraica sono numerosi e profondi, e di essi si occupa la qabbalà, l'ermeneutica mistica della Torah (i primi cinque libri della Bibbia)...Tra i vari strumenti interpretativi del testo biblico c'è la ghematria...L'alfabeto ebraico consta di sole consonanti ed ha una particolarità tutta sua: è alfanumerico. La ghematria si basa sull'equivalenza tra le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico e determinati numeri interi...L'uso più frequente della ghematria consiste nel porre in relazione parole che possiedono un identico valore numerico. Si scopre che, sovente, esse condividono un significato comune, o mostrano aspetti diversi della medesima realtà... La ghematria, insieme ad altri procedimenti tipici della qabbalà, può mostrare l'incredibile esattezza matematica nascosta nella Torah, e l'importanza e rilevanza del suo messaggio anche nel mondo di oggi...La qabbalà, infatti, si occupa in profondità di numeri e di rapporti simmetrici e qualitativi fra quantità numeriche e concetti filosofici; specula e indaga i risvolti e le implicazioni metafisiche della matematica, trovando nella Bibbia i loro corrispettivi. La scienza attuale pone grande enfasi sullo studio della cosmogonia, cioè della nascita dell'universo, e la qabbalà ha delle risposte a tutto ciò, a volte corroborate dagli stessi risultati scientifici in modo incredibilmente preciso...
La ghematria è logica, ed è semplicemente uno strumento di cui la qabbalà, ossia la conoscenza, se così possiamo chiamarla, si serve per avvicinarsi alla verità più alta...Quello che si deve intendere è che le lettere ebraiche, anche nella loro veste ideografica, sono in realtà porte che si aprono verso mondi superiori; esse costituiscono un ponte tra la realtà virtuale e quella spirituale. Le ghematrie possono essere utili strumenti di indagine, perché stimolano le funzioni intuitive dell'anima, la incuriosiscono e la fanno progredire nella sua ricerca di Dio» (dalla Prefazione).

tratto da:
www.edizioni-borla.it


E-mail: 
borla@edizioni-borla.it






I temi del libro sono stati pubblicati, in forma di articoli, 
nella Rivista
«La Vita in Cristo e nella Chiesa», mensile di formazione liturgica e informazione - Editrice Provincia Italiana Pie Discepole de Divin Maestro, 
Via Portuense, 739 - 00148 Roma.





sabato 4 giugno 2011

AOSTA VALDESE - Culto Evangelico 5 giugno 2011









CHIESA EVANGELICA VALDESE
AOSTA

Via Croix de Ville, 11 
AOSTA


Culto Evangelico di Adorazione e Lode 

Domenica ore 10.30




DOMENICA 5 GIUGNO 2011 
- 7a DI PASQUA - EXAUDI 
(Signore, ascolta la mia voce! 
- Salmo 27,7)


Predicazione a cura di 
Pietro MAGLIOLA
della Chiesa Evangelica Valdese di Biella

VALDESI DI CALABRIA

450 ANNI DALLA STRAGE DEI VALDESI DI CALABRIA

commemorazioni per i 450 anni dal massacro dei valdesi di Calabria, avvenuto nel giugno 1561 per mano delle truppe papali di Pio IV e del cardinale Michele Ghislieri, capo del Sant’Uffizio dell’Inquisizione e futuro papa Pio V. I valdesi erano giunti in Calabria nel corso di ondate migratorie fra il XIV e il XV secolo, che li portarono anche in Puglia e Campania. Per molto tempo gli insediamenti valdesi nel Sud Italia convissero senza grandi contrasti con la realtà locale, poiché almeno in una prima fase non entrarono in aperto disaccordo con le autorità amministrative ed ecclesiastiche. L’adesione dei valdesi alla Riforma, nonché l’inizio di un’aperta attività di predicazione della Bibbia, attirarono, dopo vari e falliti tentativi di conversione, l’attenzione della chiesa cattolica che era ben determinata a mantenere il controllo sulla regione e a reprimere ogni "eresia". Il risultato fu una violenta e sanguinosa repressione in tutta la zona e si calcola che furono trucidate più di 2000 persone nella sola città di Guardia Piemontese, che ancora oggi conserva nella sua toponomastica il ricordo della strage.


Fra gli appuntamenti della commemorazione sono previsti conferenze e spettacoli teatrali. In particolare domenica prossima avrà luogo l’inaugurazione a Guardia Piemontese del Centro di cultura "Giovan Luigi Pascale" ristrutturato dalla Tavola valdese e con un nuovo allestimento a cura del Centro culturale valdese di Torre Pellice; seguirà alle 17.30 un convegno con gli interventi di Francesco Altimari, Maria Bonafede, Renata Ciaccio, Marco Fratini, Beatrice Grill, Cesare Milaneschi, Paolo Ricca. Lunedì 6 avrà invece luogo a Montalto Uffugo il convegno storico dal titolo "1561: lo sterminio dei valdesi a Montalto Uffugo e in Calabria".



Tratto da NEV - Notizie evangeliche dell'1 giugno 2011

ASCENSIONE E PREDESTINAZIONE

Ascensione

articolo
di Giorgio Tourn

"Voi moriste e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio"
Colossesi 3:2

La festa dell’ascensione è quella che più di ogni altra esprime la fede dei cristiani riformati, o dovrebbe essere tale perché è quella che traduce in forma simbolica la dottrina che ha qualificato la loro identità confessionale: la predestinazione. Che dice infatti questa dottrina così controversa e mal conosciuta della fede cristiana che i cristiani oggi considerano un elemento estraneo alla loro fede stessa? Semplicemente ciò che scrive l’apostolo: siete con Cristo in Dio.
Espressione che egli intende naturalmente in senso non letterale perché fino a nuovo ordine i cristiani a cui scriveva e noi che oggi leggiamo non siamo in Dio ma in terra. In senso figurato egli intendeva dire che la nostra realtà esistenziale, la nostra identità il senso della nostra vita e, volendo usare un linguaggio che e molti cristiani risvegliati usano, la nostra salvezza è già con Cristo senza che abbiamo a farcene carico o problema.
Abitualmente la comunione con Dio, la salvezza è vista come il compimento la realizzazione finale ultima e viene proiettata nel tempo futuro, oltre la morte oltre il giudizio e la risurrezione di cui parla il Credo. Non sembra invece essere questo il punto di vista dell’apostolo, quello da cui prende le mosse per le sue esortazioni, non usa infatti il futuro ma il presente, non "sarete" ma "siete".
Potrebbe trattarsi di un accorgimento retorico di un linguaggio figurato, come si fa abitualmente con l’espressione: "per modo di dire"; vi sono però nel Nuovo Testamento altri passi in cui gli apostoli esprimono pensieri analoghi. Basterà ricordare il drammatico colloquio di Gesù con la sorella di Lazzaro narrato da Giovanni nel suo evangelo al cap. 11. Marta proietta la sua fiducia in Gesù oltre la risurrezione finale ma Gesù le risponde "chi crede in me anche se muore vivrà", il che significa non può morire, è collocato al di fuori, oltre la morte.
Oltre la morte significa oltre il giudizio, per questo egli aggiunge: "chi crede e vive in me non morirà", affermazione insostenibile se presa alla lettera perché noi si muore, credenti e non credenti, ma nel senso in cui l’intende Gesù significa che la tua realtà umana, la tua identità è già ora buttata oltre l’ostacolo della morte.

Se la mia vita è con Cristo questo significa che la mia identità è collocata attualmente in Dio. Come essere umano sono ciò che egli è stato in vita, non ho da cercare una identità, da costruirla, da inventare, non ho da inventare me stesso ma lasciarmi vivere, lasciarmi essere quello che sono in Cristo.

L’avvenimento così come viene narrato nel libro degli Atti è di difficile comprensione e quasi impossibile da accettare per noi nel XXI secolo. Questo salire al cielo era accettabile e comprensibile allora, nel tempo in cui l’idea che ci si faceva del mondo era quella di un grande condominio con i diavoli in cantina e gli angeli ai piani superiori e Dio all’ultimo (al settimo) con attico, noi uomini si stava al piano terra, sul piano della strada. In questa visione della realtà è facile, anzi del tutto normale, salire e scendere ma oggi che siamo in un universo dove non c’è sopra e sotto, dove il centro è ovunque e il confine forse non esiste, dove va Gesù? In un cielo che non esiste, così come lo pensavano allora.

E' dunque evidente che il racconto di Luca va interpretato, bisogna cioè mettere in chiaro il suo messaggio senza lasciarsi bloccare dal modo di esprimersi, cogliere il contenuto senza lasciarsi condizionare dalla forma.
L’Ascensione fornisce spiegazione a due problemi fondamentali della fede cristiana: il mistero di Gesù Cristo e il senso della vita.
Cosa viene detto riguardo a Cristo? Se anche qui, come in tutta la Scrittura, la parola "cielo" non sta ad indicare un luogo fisico ma equivale a dire Dio, dicendo che Gesù è asceso al cielo significa semplicemente dire che è con Dio, si colloca nella realtà e nella dimensione di Dio.
Se si accetta l’idea dell’incarnazione, cioè della presenza dell’assoluto di Dio nella vita dell’uomo Gesù si comprende che nella logica del messaggio evangelico compiuta la sua missione si chiuda la parentesi della rivelazione e tutto torni a Dio da cui tutto ha preso le mosse.
Nulla di eccezionale, stando naturalmente nel quadro della teologia cristiana, fuori di questa il collegare Gesù a Dio o addirittura parlare di Dio è privo di senso.

Ma qui sorge il primo interrogativo. Tutto torna come prima della sua nascita o è accaduto qualcosa di diverso che ha modificato la storia? Strumento della rivelazione divina, della comunicazione di Dio all’uomo, Gesù come il profeta Elia, compiuta la sua missione, viene rapito in cielo. Qualcosa di analogo a ciò che la religione islamica afferma riguardo a Maometto; scritto il Corano, l’insieme della norma della verità divina, il profeta chiude la sua missione.
Non è questo invece l’impianto del discorso cristiano perché nella predicazione apostolica non è in gioco unicamente la parola del maestro Gesù, il suo discorso, ma la sua umanità. Si tratta non solo di un profeta, di un maestro ma della presenza di Dio nell’uomo Gesù; l’ascensione rimanda a Natale, l’uomo che è nato quel giorno da Maria è assunto nel mondo di Dio.
E' il Gesù della storia quello che ha vissuto con i suoi discepoli 40 giorni (il 40 simbolico del tempo compiuto, il tempo di Dio).
Normalmente si pensa che a costituire il punto di maggior difficoltà nel cristianesimo sia la divinità di Gesù: figlio di Dio, Parola preesistente, seconda persona della Trinità, tutti concetti che danno le vertigini, entrare in quell’ordine di idee è come darsi alle scalate di sesto grado superiore, il Cerro Torre in invernale. Mentre invece sull’uomo Gesù non ci può essere problema alcuno: si tratta di un uomo che ha vissuto la sua religione con convinzione che non faceva niente di male, anzi del bene, e che poi in finale è stato eliminato secondo le logiche della storia da coloro che allora detenevano il potere.

In realtà a far problema è l’umanità di Cristo. Se incarnazione del divino è anche incarnazione o piena espressione dell’uomo, l’ascensione, oltre ad essere la realizzazione finale dell’incarnazione, la chiusura del cerchio è anche l’inizio di un altra realtà, segna l’inizio di un nuovo percorso, significa cioè che l’uomo ha raggiunto il divino; che il contingente è stato assunto dall’assoluto e che l’uomo è situato in Dio, anzi è veramente tale nella sua pienezza e nella sua autenticità solo quando, e nella misura in cui, è con Dio, è collocato nel mondo di Dio, realizza il suo cammino di esistenza nella realtà divina.
E qui si potrebbe aprire una parentesi e fare una riflessione non marginale ma strutturale riguardo alla fede cristiana e domandarci perché l’ascensione ha luogo dopo la morte e più ancora dopo una morte come quella della croce? Non avrebbe potuto aver luogo prima? Non potrebbe questa entrata nel mondo di Dio, questa salita al divino, essere il risultato di una purificazione della vita, un affinarsi dell’anima, una ascesi appunto come insegna tanta parte della spiritualità umana? Perché deve essere l’uomo Gesù al termine dell’esistenza storica, ivi compresa la morte, oggetto dell’ascensione?

Se non proprio per esplicitare il fatto che ad essere situata nell’Assoluto è la condizione umana nella sua globalità, cioè l’umano non il divino nell’uomo, ad essere caricato di senso è il reale non il perfettibile, l’esistente non l’immagine.
Letta con l’occhio dell’uomo religioso l’ascensione è o potrebbe essere l’immagine della ascesa dell’uomo all’Assoluto di Dio, come lo era nell’Antico Testamento l’ascensione di Elia nel suo carro di fuoco. Letta in chiave di fede cristiana è invece la negazione di ogni ascesa, salita, mistica; non si va verso Dio, verso l’Alto e tanto meno quando si crede di trovare l’Alto nel profondo della propria anima, scendendo nelle profondità dell’io. Non c’è da andare da nessuna parte, secondo Paolo si deve stare tranquilli dove si è, dove la vita (o Dio se guardi le cose dal punto di vista della fede) ti ha posto.
Giustamente il testo non usa la parola greca bios ma zoè, la vita non la sopravvivenza, dalla sua bios l’uomo non può trarre altro che la biologia, il biologico, ma la vita nel senso pregnante dell’identità piena è altro, è quello che Gesù è stato per noi.


venerdì 3 giugno 2011

Gesù Cristo: un nodo decisivo della mia esistenza

Incontro con Gesù
Pietro Barcellona,
Incontro con Gesù
(collana L'Eco)
Editore Marietti 1820


Marietti, Genova-Milano, 2010,
pp. 152.


Perché Gesù Cristo mi appare sempre più come un nodo decisivo della mia esistenza, la pietra dello scandalo che diventa pietra angolare, la rottura della linearità del tempo con l’improvvisa irruzione dell’impensato? Ripercorrendo gli strati della mia vita, in questo Incontro con Gesù ho vissuto un’esperienza che non può trovare risposte né sul terreno della filosofia speculativa, né su quello della teologia e della mistica, poiché la domanda su chi sia Gesù non è mai pienamente colmabile.
La storia umana non può essere "salvata" - nel senso della compresione del significato di ciò che accade - senza che il divino innervi intimamente le vicende terrene degli uomini e delle donne in carne ed ossa. Ecco perchè sono stata affettivamente colpito dal Vangelo di Gesù Cristo. La nascita di Cristo è, infatti, una rottura epocale rispetto al tradizionale modo di vedere il rapporto tra divino e umano: il Verbo incarnato, figlio dell'uomo e figlio di Dio, nato da donna, con una maternità affettiva, rappresenta una novità assoluta nel grande dramma della storia umana.

Prefazione di Francesco Ventorino



AUTORE

PIETRO BARCELLONA (Catania, 1936) è docente di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Catania. È stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura e in seguito deputato e membro della Commissione giustizia della Camera. È autore di molte pubblicazioni.



tratto da: www.mariettieditore.it

lunedì 30 maggio 2011

dal libro biblico dei Salmi

È bello celebrare il Signore e cantare le tue lodi, 
o Altissimo;
proclamare al mattino la tua bontà, 
e la tua fedeltà ogni notte
(Salmo 92,1-2)

domenica 29 maggio 2011

Culto Evangelico ad Aosta Valdese Domenica 29 maggio 2011




CHIESA EVANGELICA VALDESE
AOSTA

Via Croix de Ville, 11 
AOSTA

DOMENICA 29 MAGGIO 2011 
- 6a DI PASQUA - ROGATE! (Pregate!)

Culto Evangelico di Adorazione e Lode
ore 10.30
predicazione a cura del pastore Maurizio ABBA'
 
a seguire Assemblea di Chiesa






LA VERA GRANDEZZA


Gesù dice: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore»
(Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 20,25-26)

sabato 28 maggio 2011

Culto Evangelico ad Aosta Valdese venerdì 8 giugno ore 18.00




Parola e musica
Culto evangelico 
in preparazione alla Pentecoste
con voce della comunità e strumenti concertanti



Organo :     Flavio Desandré - Livio Ferretti
Viola :        Claudia Desandré
Violoncelli : Daniel Curtaz  - Giovanni Gianotti

Musiche di
Vivaldi, Pachelbel , Marcello, J.-S. Bach, F.A. Kummer



Tempio Valdese Via Croce di Città, 11 - Aosta
mercoledì 8 giugno 2011 - ore 18.00 

venerdì 27 maggio 2011

PER UNA PRIMAVERA DELLA TEOLOGIA - INIZIATIVA EDITORIALE FAZI EDITORE



Linee programmatiche della collana “Campo dei Fiori” 

Una piazza di Roma 
❀ Campo de’ Fiori è l’unica piazza di Roma a non avere una chiesa. 
❀ Campo de’ Fiori è il luogo più famoso della Roma pontificia dove venivano allestiti i roghi. 
❀ Campo de’ Fiori richiama col suo nome suggestivo la bellezza della natura. 

Il nome di una collana 
❀ Campo dei Fiori è la prima collana laica di spiritualità e di libera ricerca teologica. 
❀ Campo dei Fiori promuove le opere di tutte le vittime della libera ricerca spirituale. 
❀ Campo dei Fiori guarda alla natura e alla materia come al luogo di nascita dello spirito. 

I capisaldi del programma editoriale 
❀ La libertà della ricerca 
Ha scritto la filosofa e mistica Simone Weil: “Io non riconosco alla Chiesa il potere di limitare le operazioni dell’intelligenza e le illuminazioni dell’amore nell’ambito del pensiero”. Campo dei Fiori intende promuovere (finalmente anche in Italia) una teologia libera, coraggiosa, onesta, attenta anzitutto alla verità intrinseca delle affermazioni e al bene del mondo, e disposta per questo a mettere in secondo piano i vincoli di autorità. 
Autori: Hans Küng, Roger Haight, Leonardo Boff, Carlo Molari… 

❀ La natura 
Ha scritto lo scienziato e teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin: “Materia, Vita ed Energia: le tre colonne della mia visione e della mia beatitudine intima”. Campo dei Fiori intende promuovere una spiritualità non più contrapposta alla naturalità, non più distaccata dal mondo e concepita come sovrannatura che sta in alto rispetto a una natura che sta in basso. Il cosmo naturale diviene al contrario il luogo concreto dove ritrovare lo spirito. 
Autori: Matthew Fox 

❀ Le religioni 
Ha scritto il teologo e filosofo Raimon Panikkar: “Chi conosce soltanto la propria religione non la conosce veramente”. Campo dei Fiori non è alla ricerca di nessun sincretismo e non sogna una nuova super-religione tipo new-age. Sa però che ogni religione rimanendo se stessa non può più sfuggire al dialogo teologico, spirituale e culturale con le altre religioni. Oggi nessuna religione può resistere da sola di fronte al nichilismo che minaccia la coscienza. 
Autori: Huston Smith, Paul Knitter, Yves Raguin 

❀ La capacità della denuncia profetica 
Ha scritto il teologo martire antinazista Dietrich Bonhoeffer: “La Chiesa deve uscire dalla stagnazione, dobbiamo rischiare di dire anche cose contestabili, se ciò permette di sollevare questioni di importanza vitale”. Campo dei Fiori, senza essere in alcun modo una collana contro la Chiesa istituzionale, non esita tuttavia a dare voce alle analisi critiche dei credenti. 
Autori: Ferruccio Parazzoli, Alberto Maggi 

❀ Il primato della spiritualità, compresa la spiritualità laica 
Ha scritto Montaigne: “Ogni altra scienza è dannosa a colui che non ha la scienza della bontà”. Campo dei Fiori intende promuovere una visione dell’uomo che pone al vertice non il sapere, né il fare, ma l’essere: essere uomini forti che coltivano la saggezza del bene e della giustizia anzitutto a livello interiore. Il che vale sia per credenti sia per non-credenti. 
Autori: Michel de Montaigne, Albert Schweitzer, Karl Jaspers, Pavel Florenskij. 

❀ Il senso della tradizione 
Ha scritto papa Giovanni XXIII: “Cos'è la tradizione? È il progresso che è stato fatto ieri, come il progresso che noi dobbiamo fare oggi costituirà la tradizione di domani.” Campo dei Fiori intende coltivare con attenzione e passione il senso della memoria storica. 
Autori: John O’Malley (gesuita), Storia dei papi; Pico della Mirandola, Marco Aurelio. 

❀ La testimonianza personale quale decisivo banco di prova 
Ha detto Gesù di Nazaret: “Dal frutto si conosce l’albero”. Campo dei Fiori intende riprendere con forza il genere classico delle vite esemplari e per questo presenta moderne biografie. 
Personaggi: Dietrich Bonhoeffer, Michele Serveto, Giordano Bruno, Albert Schweitzer, Gandhi.


la scheda del libro:
In principio era la gioia

tratto da:  WWW.FAZIEDITORE.IT


giovedì 26 maggio 2011

PREGARE PERCHE'? ECCO UNA RISPOSTA

Giacomo Poretti 
(del trio artistico: Aldo Giovanni e Giacomo)
porge questa riflessione sulla Preghiera:


PERCHÉ PREGO


Tra poco dovrò leggere alcune tra le preghiere più strazianti, tenere e strabocchevoli di desiderio che l’umanità abbia mai composto. Ma prima volevo dire qualche cosa anch’io sulla preghiera, in particolare cosa è, per me, la preghiera.
Devo premettere che il Signore, per me, era una specie di mamma, papà e maresciallo dei carabinieri messi assieme, a cui ti rivolgevi per farti esaudire richieste che non erano di competenza dei genitori: quando il nonno o le zie stavano poco bene si pregava quel Signore di farli guarire o quando il nostro vicino di casa, il sig. Mario, ha perso il lavoro si è pregato sempre quel Signore. Una volta il babbo mi disse di pregare per la nostra squadra che doveva giocare una partita importante, ma mi disse anche di non dirlo alla mamma. Forse è per quello che la nostra squadra ha perso: perché la mamma, non sapendolo, non si è unita alle nostre preghiere. Si, perché avevo maturato una specie di statistica nella quale emergeva confusamente un dato: e cioè, che le preghiere rivolte a quel Signore là in alto venivano tanto più esaudite quanto più erano collettive.
Io credo di avere iniziato a pregare da solo verso i cinque anni, sarebbe meglio dire ad esigere qualche cosa da quel Signore potentissimo che se ne stava in alto da qualche parte: lo pregavo di farmi tornare presto dalla colonia estiva dove i miei genitori mi mandavano tutti i mesi d'agosto. La permanenza nella colonia era di un mese e io iniziavo a pregare di farmi tornare a casa appena il treno si staccava dai binari di Milano per andare in direzione della Liguria. Forse il Signore non aveva tempo per un bimbo di sette anni che se ne stava un mese senza vedere i suoi genitori. Per sei lunghe estati ho pregato in maniera estenuante, senza che il Signore mi ascoltasse. Apparentemente.
Poi, verso gli anni delle medie, a undici-dodici anni, ho cambiato preghiera, anzi, richiesta: gli chiedevo di farmi diventare alto, glielo chiedevo con tutto il cuore o, forse, con tutta la rabbia che avevo nel cuore: «Fammi diventare alto! Fammi diventare alto!». Era insopportabile una vita sotto il metro e cinquanta: i compagni mi deridevano, le compagne mi ignoravano! «Fammi diventare alto, ti prego!!!». Non mi ha ascoltato. Apparentemente. In quegli anni non avevo un' ottima opinione di Lui: non mi ascoltava mai... e la lista delle richieste inesaudite era diventata lunghissima.
Poi ci sono stati anni in cui ho smesso di pregarlo; ero convinto di poter fare a meno di Lui. Apparentemente.
Qualche tempo fa una mia cara amica, mia e di mia moglie, si è ammalata gravemente e nel volgere di qualche mese le sue condizioni erano tali che da lì a poco avrebbe lasciato noi e la sua famiglia. Mi sono ricordato delle zie e del nonno e mi sono messo a pregare; dopo poco ho inteso che sarebbe stato inutile pregarlo di restituirle la vita e allora ho espresso una preghiera strana, forse nemmeno così impegnativa per Lui: lo pregai di togliere la paura a quella nostra amica, di toglierle l’angoscia di sentirsi sola e abbandonata in quel momento terribile: «Signore, ti prego, toglile la paura; donale, se possibile, serenità, ti prego… ». E forse ho compreso. Ho compreso che quel miracolo che chiedevo a Lui non solo era possibile, ma era già realizzato: Il Signore guardava noi amici, il marito, i figli, guardava me e diceva: «Solo se non scapperete lei non avrà paura, solo se rimarrete lì lei non si sentirà sola ...».
Lui ci indica il modo, ma gli artefici del miracolo siamo noi. Noi con Lui. I miracoli bisogna desiderarli, ma soprattutto dobbiamo avere voglia di realizzarli: noi con Lui, o meglio, Tu con noi. Noi preghiamo, ma forse ancora di più Lui prega: e forse prega così: «Speriamo che smettano di delegarmi, speriamo che capiscano che sono un loro alleato... Ah quanto vorrei fare delle cose belle con loro.... 
A proposito Giacomo, cosa hai chiesto? Alto o grande?».

Il Signore ci ascolta sempre,
bisogna stare attenti a cosa gli si chiede!


Giacomo Poretti



Tratto da: www.youtube.com/watch?v=IhAt3dFgEKY
e dal sito: www.biblia.org

lunedì 23 maggio 2011

COME SI PUO' SPIEGARE L'ORIGINE DEL MALE?

DIALOGHI CON PAOLO RICCA
Come si può spiegare l’origine del male?
...molto del male presente nel mondo è causato dall’uomo, e non ha alcun senso (è solo un comodo alibi) addebitarlo a Dio. Auschwitz non l’ha creato né comandato Dio, l’ha deciso e realizzato l’uomo.

Come si può spiegare l’origine del male? Tra tanti altri, Agostino ha molto riflettuto e combattuto con questa domanda, formulando tre ipotesi di risposta: il male è una fuoriuscita dall’ordine divino, oppure è sempre esistito, oppure è causato da Dio. Agostino propende per la prima ipotesi, ma soprattutto tende a negare che il male abbia una vera consistenza in sé, che sia cioè una vera e propria creatura: dovrebbe essere una creatura di Dio, che è il Creatore di ogni cosa, ma non può esserlo, perché Dio ha creato solo cose buone e non può averne creato una cattiva, come è il male. Agostino tende quindi a definire il male come privazione di bene. Resta però aperta la domanda: perché l’uomo compie il male? Dove sta la sua libertà di non compierlo? Perché Dio tenta Abramo, se sa già che cosa farà Abramo? O non lo sa («ora so che tu temi Dio» – Genesi 22,12)?


È possibile pensare che il male non abbia consistenza, e che il principio del male, di per sé, non esista? Il male sarebbe solo distanza da Dio? Se è così, perché Dio permetterebbe questa distanza e in definitiva all’uomo di compiere il male? Agostino cerca di spiegare la libertà dell’uomo, ma, per questo, presuppone la fede cristiana: Ma per chi non ha la fede in Cristo o vive all’interno di altre fedi (diverse religioni o forme di etica) che succede? Saremmo sempre salvati e/o liberi?
Andrea Sermasi – Roma


Sono dieci le domande contenute in questa lettera, ma potrebbero essere cento o anche di più, e nascono tutte dall’unica domanda – quella iniziale, che è diventata il titolo di questo dialogo, e alla quale forse non c’è risposta. Ci sono domande che restano senza risposta affinché il problema che le suggerisce resti aperto e l’uomo non si stanchi di affrontarlo, anche se non riesce a venirne a capo. Per dare un’idea della complessità della questione possiamo riferirci a un frammento dei Soliloquia di Agostino, che qui dialoga con la Ragione (la sua), dunque con se stesso, intorno alla ricerca della verità. Ecco il frammento:

Ragione. Rispondi adesso a questo: pensi possa accadere che il falso non esista?

Agostino. Come potrei pensare ciò, dal momento che raggiungere la verità è così difficile da potersi dire che l’esistenza del falso è quasi più ammissibile dell’esistenza del vero?


Da queste battute di un dialogo che occupa tutta l’opera, sembrerebbe che il falso esista. Ma la Ragione osserva che «nessuna cosa è falsa se non c’è nessuna al quale appaia tale», e conclude che «la falsità non è nelle cose, ma nei sensi». In fin dei conti è l’uomo che ha creato le nozioni di vero e di falso. Ritorna perciò la domanda: il vero e il falso sono realtà oggettive, che esistono in sé, o sono invece realtà soggettive che l’uomo stabilisce e utilizza per descrivere, in base al suo discernimento, la realtà e orientarsi in essa? Che siano realtà più soggettive che oggettive risulta dal fatto che una stessa cosa può essere giudicata vera dagli uni e falsa da altri. E comunque, il falso (sia che esista in sé, sia che esista solo nel discernimento umano) ha un’esistenza propria oppure è solo un’assenza di verità? Il vero e il falso sono due principi autonomi che si fronteggiano in continuazione cercando ciascuno di prevalere sull’altro, o esiste solo la verità, mentre la falsità o la menzogna sono solo la negazione o la contestazione della verità?

Questa serie di interrogativi è quella che, mutatis mutandis e con qualche variante, accompagna ogni riflessione sul male, sulla sua origine e sulla sua consistenza: tutti, in un modo o nell’altro, ne facciamo l’esperienza, e per tutti è «il problema dei problemi». Affrontandolo, sia pure solo per sommi capi, occorre anzitutto fare una distinzione fondamentale: molto del male presente nel mondo è causato dall’uomo, e non ha alcun senso (è solo un comodo alibi) addebitarlo a Dio. Auschwitz non l’ha creato né comandato Dio, l’ha deciso e realizzato l’uomo. La morte per denutrizione di milioni di bambini non è colpa di Dio, ma nostra. Le guerre continue che insanguinano la terra non sono opera di Dio, ma nostra. E così via. Ma anche se l’uomo, e lui soltanto, è responsabile di un bel po’ del male presente oggi nel mondo, resta pur sempre aperta la domanda: come mai l’uomo fa il male anziché il bene, e ne fa così tanto e quasi, si direbbe, con gusto, e inventandone sempre nuove forme? Perché l’uomo sembra affascinato più dal male che dal bene? Perché l’uomo, che pure teme il male, non ne è solo vittima, ma anche autore e complice? Ma accanto al male di cui solo l’uomo è responsabile, c’è indubbiamente nel nostro mondo una parte non piccola di male, di cui l’uomo non è responsabile – tragedie personali e familiari (Giobbe) o collettive (tsunami) – che suscitano in tutti, credenti e non credenti, innumerevoli «perché?». Perché il male? Perché si abbatte su di me? Da dove viene? Da Dio? Sarebbe un suo castigo? O una prova? Ma Dio ricorre davvero a questi mezzi crudeli? Se non viene da Dio, viene dal Caso? Ma allora il Caso esiste – un Caso indipendente da Dio? O viene dal Destino, che esisterebbe anch’esso indipendentemente da Dio? Che senso può avere tutto questo?

Nel lontano 1959 il prof. Vittorio Subilia, allora docente di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia, scrisse un bel volumetto (ristampato nel 1987, ma oggi purtroppo esaurito), intitolato appunto Il problema del male. Vi si espongono, in sintesi, i tre principali tentativi di risposta alla grande, antica, eterna domanda Unde malum? ( = Da dove viene il male?).

1. Il primo è la risposta dualista. Non c’è un solo Dio, ce ne sono due, o meglio, c’è un Dio e un Anti-Dio, il Dio del bene e l’Anti-Dio del male. Essi si contendono il governo del mondo e l’anima dell’uomo: la storia umana e l’anima umana sono il loro campo di battaglia. Il male presente nel mondo non viene quindi da Dio, ma dall’Anti-Dio, che è una potenza negativa, tenebrosa, distruttrice, che Dio combatte, ma non controlla. Questa risposta ha il vantaggio di cancellare il sospetto che Dio sia autore o complice del male, ma ha lo svantaggio di limitare e relativizzare la signoria di Dio sul creato che invece, secondo la testimonianza della Scrittura, è piena e unica. Gesù è il Signore, non un Signore.

2. Un secondo tentativo di risposta è quello che consiste nella negazione del male, o meglio nella negazione che quello che ci appare come male, lo sia veramente. È un pensiero che si trova già nella filosofia greca antica, a esempio in Eraclito, che affermava: «Non si riconoscerebbe la parola giustizia se non esistesse l’ingiustizia», e ancora: «La malattia fa dolce la salute, il male fa dolce il bene, il riposo fa dolce il moto». Insomma, senza il male non esisterebbe neppure il bene. In campo cristiano viene subito in mente Agostino, giustamente citato dal nostro lettore, per il quale il male non ha consistenza propria, è semplicemente una assenza di bene (in latino privatio boni). E molti secoli più tardi, nella seconda metà del Seicento, Leibniz dirà che questo è il migliore dei mondi possibili e che il male non è altro che l’imperfezione della creatura che, proprio perché creatura, non può eguagliare la perfezione del Creatore. Molti altri filosofi e teologi della modernità hanno sostenuto tesi analoghe, che per ragioni di spazio non possiamo qui esporre. Che cosa pensare di questa posizione? Essa ha il vantaggio di invitarci a non considerare unicamente il male in sé, isolandolo da tutto il resto, come se fosse l’unica realtà presente, quasi dimenticando il bene che pure esiste. Ma ha il grave svantaggio di sottovalutare l’ampiezza e la gravità del male, la sua enorme forza di attrazione e distruzione, la profondità del suo radicamento nell’animo umano e nelle strutture della società, i danni e la quantità incalcolabile di sofferenze che provoca nell’umanità ma anche nel mondo animale e nella natura. Sarebbe davvero bello se il male fosse solo una assenza di bene. Purtroppo non è così. La dottrina di Agostino – sia detto con tutto il rispetto – è una scorciatoia.

3. Un terzo tentativo di risposta è l’esatto contrario del precedente e consiste, per dirlo in estrema sintesi, nella negazione del bene. In che senso? Non nel senso di negare che ci siano nel mondo, nella natura, nella storia e nell’esperienza umana delle cose buone e belle, dei momenti felici, dei valori positivi per i quali valga la pena impegnarsi e anche sacrificarsi: è evidente che queste cose belle ci sono. Ma sono provvisorie, fugaci, destinate a scomparire, forse solo apparenti. Si potrebbe dire così: il male è permanente, il bene è apparente. La vita può anche essere bella, ma finisce nella morte, cioè nella sua negazione. Ci sono nel mondo sprazzi di bene, ma il male sembra prevalere. Il bene esiste, ma è perdente. Occorre avere il coraggio di prenderne atto e trarre le debite conseguenze. Questa, a grandi linee, è la posizione. Che cosa pensarne? Essa ha il vantaggio di prendere sul serio il male, come effettivamente bisogna fare. Ma ha il grave torto di prenderlo talmente sul serio da esserne quasi ipnotizzata. Dichiarando in anticipo la vittoria del male, sottovaluta pericolosamente il valore della battaglia contro di esso, che invece va affermato e sostenuto con forza.

Altre posizioni dovrebbero essere presentate, come quella accennata dal nostro lettore che collega l’apparizione del male (sotto forma di peccato) alla libertà di cui l’uomo è dotato: c’è il male perché l’uomo è libero di farlo. Qui però non si spiega l’origine del male, si constata solo la sua esistenza e si dice che l’uomo è libero di farlo. Ma non è che il male esista perché l’uomo lo fa, ma l’uomo lo fa perché il male esiste. Se non esistesse, non potrebbe farlo. Il problema non è risolto, è solo spostato.

È tempo di concludere e la conclusione è questa: alla domanda del nostro lettore non c’è una risposta convincente, quanto meno non ne ho una. Il male non viene da Dio (che non lo fa), neppure dall’uomo (che lo fa), è una grande forza negativa e distruttiva, che però non è Dio, ma sotto Dio. Gesù non l’ha spiegata, l’ha combattuta frontalmente e radicalmente. La risposta è dunque questa: non cercare soluzioni teoriche che non ci sono, ma lottare con tutte le forze, interiori ed esteriori, e con tutti i mezzi, contro il male nelle sue svariatissime forme, cominciando dalla più insidiosa: il male che si presenta come bene.


Tratto dalla rubrica Dialoghi con Paolo Ricca del settimanale Riforma
del 22 aprile 2011

sabato 21 maggio 2011

CULTO EVANGELICO AD AOSTA VALDESE - DOMENICA 22 MAGGIO 2011






CHIESA EVANGELICA VALDESE
AOSTA

Via Croix de Ville, 11 
AOSTA

Culto Evangelico di Adorazione e Lode 

Domenica ore 10.30


DOMENICA 22 MAGGIO 2011 
- 5a DI PASQUA - CANTATE
(Cantate al Signore - Salmo 98,1)

Predicazione a cura di
Angelo ARCA
della Chiesa Evangelica Valdese di Ivrea